• domenica , 19 novembre 2017

Un socialismo che non é più socialismo

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Senza voler competere, irritare gli studiosi, i filosofi e tutti i politici che conoscono bene la storia e i fatti che hanno dato vita al socialismo, azzardo una riflessione tutta personale sull’attuale situazione che mi ha portato a scrivere questo articolo e a titolarlo “Un socialismo che non è più socialismo”, senza peli sulla lingua e ipocrisie!

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Dunque, il socialismo in crisi in tutta Europa ci racconta di una classe dirigente che ha deluso l’elettorato al punto di essere praticamente scomparso in Italia, sconfitto clamorosamente in Francia dopo i fasti di François Mitterrand e il più forte ridimensionamento elettorale seguito al cancelliere Gerhard Schröder, in Germania.

In buona sostanza, questi tre Paesi sono tutti socialisti, ma nessuno è socialista. In Italia, soprattutto, non c’è partito o Istituzione dove qualche socialista non militi o partecipi ai più alti livelli. Direi che la classe dirigente socialista presente sul mercato degli ultimi anni ne ha combinate più di Bertoldo, ha tradito la stessa idea del socialismo abbandonando a se stesso il popolo sofferente e non solo, si è perfino rifiutata di perorare cause che le erano storicamente proprie.

Direi che i socialisti dopo aver infiammato gli animi ribelli delle periferie degli ultimi, hanno dimenticato ogni ragione di equità sociale e ridistribuzione della ricchezza facendo l’occhiolino al potere costituito e soprattutto alla finanza oltre che ai banchieri.

Abilissimi accaparratori di ogni cosa hanno dato fiato alle parole senza fare mai nulla per il popolo sofferente. Tanto sono stati abili nei palazzi quanto incapaci di dare una speranza, non è un caso che in Italia stanno per raggiungere quota zero e in Francia hanno perso game, set e partita. In Germania, pur in difficoltà per una questione di leadership, sono riusciti a perdere le elezioni, ma hanno salvato la faccia rinunciando, almeno per ora, ad ogni “inciucio”.

Hanno, inoltre, lasciato campo libero alle destre sull’argomento banche, dove soprattutto in Italia è successo il finimondo, si sono dimenticati di chiedersi cosa ne guadagnano gli operai disoccupati e i giovani dell’immigrazione; almeno su questi due argomenti avrebbero dovuto battersi con convinzione come il Direttore dell’Avanti on. Mauro Del Bue e il sentore Enrico Buemi si sono spesi sulle banche, costi quel che costi, invece, gli altri, nulla.

Alle Leopolde, ultimi in fondo alla sala e in ogni cosa, volevano solo partecipare per dire che c’erano anche loro e magari conoscere qualche finanziere di rango di cui la sala era piena, così come era ricca di imprenditori altrettanto ricchi che applaudivano i nuovi contratti di lavoro e l’abbattimento dell’articolo 18 che a detta del Partito Democratico non serviva a niente.

Ecco, se non serviva a nulla e non costava nulla mi chiedo perché toglierlo? Cosa ha spinto quella classe dirigente ad abbattere un simbolo tanto caro ai lavoratori? È un po’ come se si vietasse, come hanno tentato di fare, il crocefisso a scuola. Alla fine, quando l’unica cosa che conta è l’interesse personale l’elettorato ti abbandona, come ha abbandonato i socialisti in Italia, in Francia e in parte anche in Germania, ma solo perché in molti hanno dato vita ad un socialismo che non è più socialismo.

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