• lunedì , 20 novembre 2017

Richiesta di voti in cambio di specchietti e perline colorate

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In questi ultimi anni Consob, Bankitalia e tutti i Governi che si sono succeduti hanno consentito alle banche di spolpare i risparmiatori in maniera piratesca. Un esempio eclatante è rappresentato dalla s-vendita delle azioni dei due istituti veneti che in pochi mesi sono passate da un valore di 40/60 euro a 10 centesimi per poi arrivare a quota zero.

ascolta

E’ la punta di quell’iceberg dove sotto il pelo dell’acqua si nota la sistematica mattanza praticata dalla maggior parte delle banche ai correntisti; ci riferiamo anche agli addebiti di spese fantasiose, quantificate in poche decine di euro, ma ripetute durante il corso dell’anno. L’ordine di molti istituti era che qualora ci fossero stati dei reclami le filiali avrebbero dovuto immediatamente rimborsare il “maltolto” con tante scuse, adducendo l’episodio ad un errore del sistema informatico: pensate quanta malafede!

Da un conto approssimativo sembra che coloro i quali chiedevano conto degli addebiti indebiti, tanto per giocare con le parole, non superino il 10% dei correntisti. Così, tanto per quantificare ricordiamo che i titolari di un conto corrente in Italia sono decine di milioni.

Oggi c’è una novità: entra in scena la politica; quella politica che ora, ritrovata apparentemente la ragione, promette rimborsi miliardari agli azionisti in generale e a quelli delle banche venete in particolare, dove in gioco c’è un pacchetto di un milione di voti; gli azionisti truffati sono 207.000, aggiungete familiari, parenti e serpenti e fate voi i conti.

Se negli emendamenti presentati per l’approvazione della legge di bilancio alcuni politici avessero detto che si sarebbero impegnati a rivedere le posizioni degli azionisti veneti – pur trattandosi in ogni caso di una promessa elettorale – sarebbero potuti risultare credibili. Ma sostenere che rimborseranno tour court una valanga di miliardi è palesemente una spudorata menzogna, sparata per racimolare voti.

Già ce li vedo una volta vinte le elezioni: porranno dei paletti all’accesso e delle regole ultrarestrittive per impedire agli azionisti di ottenere il rimborso. Potranno essere ammessi solo coloro che posseggono determinate caratteristiche fondamentali quali essere correntisti da prima della fondazione delle due banche Venete, che abbiano partecipato alla Grande guerra o magari all’unità d’Italia, meglio se residenti fuori dal Veneto o dall’Europa o forse extraterrestri e cittadini apolidi. In pratica, nessuno.

Guardate cosa è successo e sta succedendo con banca Etruria, dove sono stati elemosinati alcuni rimborsi; guardate soprattutto cosa sta avvenendo con l’APE, quel progetto sperimentale pensionistico che da maggio di quest’anno permette alle persone di anticipare la pensione facendo un mutuo (perché è di questo che si tratta) con lo Stato garante che non garantisce un bel niente se non hai determinate caratteristiche. Morale della storia: nove domande su dieci sono state respinte!

Allo stesso modo respingeranno ogni richiesta di rimborso. Ammesso che riescano a mettere in finanziaria i miliardi necessari per rimborsare gli azionisti truffati delle banche venete, finirà che il 99% dei richiedenti non avranno le caratteristiche necessarie per accedere all’estrazione. Come una lotteria di promesse e parole messa su in fretta e furia, perché il voto, indossati gli stivali delle sette leghe, si avvicina velocemente.

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