• domenica , 25 febbraio 2018

Di Principe in Principe i vassalli imparano a servirci i giusti bocconi amari

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPin on PinterestEmail this to someone

Ascolta

Dopo l’ubriacatura di democrazia degli anni 90, che ha seguito la caduta del muro di Berlino, oggi si inizia a ripensare che forse funzionano meglio quelle forme democratiche di tipo autoritario, un po’ come Putin in Russia o Erdogan in Turchia, tanto per fare i due esempi più noti.

In Italia, visti i precedenti, soluzioni di questo genere sono viste come il toro la muleta, per evidenti ricordi di recente passato. Ecco dunque che, lancia in resta, qui si cavalca l’ipocrisia più sfrenata, coniando una forma di dittatura dai toni di colore rosatellum shocking che a livello organizzativo somigliano alle cooperative sociali: pochi “despoti” di partito che governano su ogni cosa, cittadini inclusi.

In fondo, per questi signori si tratta solo di condividere la responsabilità di quei provvedimenti impopolari che obtorto collo devono far digerire alla popolazione, perché quasi sempre “ce lo chiede l’Europa” (o meglio i banchieri europei e i loro rappresentanti non eletti della BCE). Come dimenticarsi delle lacrime della coccodrillo della Fornero la quale, poverina, assieme agli altri tecnici del giro della Goldman Sachs (Monti e compagni di merende) si è immolata per fare il lavoro sporco che gli fu richiesto di fare (al posto di quei politici, di destra, di centro, di sinistra) tutti accomunati dal fatto di non volersi prendere la responsabilità di fare quello sporco lavoro che qualcuno deve sempre pur fare.

Queste decisioni li dobbiamo ingoiare non come si faceva con l’olio di ricino – esperienza traumatica e violenta, cessata la quale restava solo il brutto ricordo – bensì spalancandoci la bocca a forza facendo in modo che, giorno dopo giorno, si mandi giù bocconi di ricino amari, abituandoci pian piano a quelle imposizioni restrittive della libertà in nome della sicurezza, oggi slogan alla moda.

E allora sì, ben vengano grandi intese e partiti della Nazione, ben vengano rinnovati banchetti e cortigiani, dirottati in queste “grandi imprese” nazionali, attraverso le quali ciascuno si prende assieme all’altro la responsabilità di servire a poco a poco quest’amaro boccone: un po’ di ricino servito come fosse il più pregiato dei vini, di cui il retrogusto amaro e le nefaste conseguenze in termini di code kilometriche di cittadini col cagotto in fila per il bagno rappresentano semplicemente una inevitabile e ineludibile necessità. Qualcosa di cui, per il benessere del Paese e per la salute della nostra democrazia, non si può fare a meno, diciamo…. quel “diciamo” detto à la D’Alema che vede come prospettiva futura, dopo il 4 marzo, un governissimo del Presidente (e forse un po’ lo pregusta).

Del resto, in un mondo che cresce numericamente a dismisura ( le statistiche ci dicono che presto la Terra conterà più di dieci miliardi di anime), la democrazia che abbiamo conosciuto finora sarebbe un gran casino; per questo iniziamo a pensare che in fondo il modo di governare dei Putin e Erdogan potrebbe essere il più virtuoso.
D’altronde, cosa ci vanno a fare nel nostro prossimo Parlamento mille donne e uomini “fedelissimi” ai rispettivi principi se non ubbidire al Principe?

Saranno loro, poveri parlamentari neoeletti, che per i cinque anni a venire avranno l’oneroso compito di eseguire le disposizioni di voto che verranno di volta in volta date dal Principe; anche loro però saranno obbligati a frequentare dei corsi formativi specifici di fedeltà al Principe, salvo rinunciare al contributo mensile se cambiano schieramento o se si ribellano agli ordini del Re. Ma anche qualora accadesse una cosa del genere, nella terra del Gattopardo si può cambiare tutto ciò che si desidera, purché nulla cambi. Dunque, di Principe il Principe il vassallo impara a essere fedele e servile. E giunge a far carriera e a servirci li ricino a bocche spalancate (le nostre).

Post simili