Politica e lavoro, un gran pasticcio

Sono sempre di più le persone appartenenti alla borghesia operaia e impiegatizia che perdono il lavoro, le aziende piccole e grandi chiudono, si trasferiscono, delocalizzano; per carità, nessuno vuole criticare, attribuire colpe, responsabilità o suggerimenti: compito dell’informazione é quella di dare notizie.

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Ora, la metà degli italiani soffre maledettamente di una situazione che non vede soluzioni, sono destinati a sperare nell’aiuto dello Stato e svolgere qualche piccola attività in nero per comperare l’essenziale e, si badi bene, non pensiamo alla povertà endemica che si perpetua in alcune zone dove, per mancanza di infrastrutture, le Istituzioni lasciano a desiderare, ma a coloro che uno straccio di lavoro c’è l’avevano e l’hanno perso.

Ci riferiamo a quei cittadini incazzati neri col mondo che sottoscrivono ogni possibilità di speranza, promesse elettorali incluse. Qui non si tratta di semplice delusione per non aver visto le tasse abbassarsi, ma di disperazione di esseri umani appesi all’illusione di un cambiamento di vita.

Possibile che nessuno si renda conto che il successo di Beppe Grillo della “prima ora” era in quel vaffa inteso come atto liberatorio di ogni ingiustizia sociale? Certamente per quella moltitudine di persone che per protesta ha portato i 5 Stelle in Parlamento nel 2013, rivoltare un sistema ritenuto iniquo è l’unica speranza.

Ora, il m5s in cinque anni è passato dal 25% al 32% e se non ci saranno i risultati promessi, almeno per il reddito di cittadinanza e i vitalizi, il Movimento potrebbe spaccarsi e una gran parte di simpatizzanti si incazzerebbe pericolosamente.

Il momento è difficile, questa volta rischiano soprattutto i politici che dovranno evitare di giocare con l’elettore come il gatto col topo, ma dare l’esempio e rinunciare ai privilegi perché tutti noi, nessuno escluso, possa uscire da questo pasticcio in cui ci siamo cacciati.

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