Ogni Di Battista è un Di Battista

 

Sono personalmente convinto che Alessandro Di Battista sia una preziosa risorsa dell’Italia che verrà. Ha le caratteristiche di uno statista che guarda ai cittadini come fossero attori protagonisti del loro futuro. E lavora affinché lo siano effettivamente.

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Dico questo perché ogni tanto, o anche spesso, viene indicato come figlio di Vittorio, il papà intemperante che non fa mistero dei suoi convincimenti politici. E cosa c’entrano le idee del papà di Alessandro con le sue? Trovo decisamente opportunistico associare il profilo Alessandro con quello del padre, additando entrambi come due Di Battista “allo sbaraglio”?

Alessandro è stato il motore propulsore del Movimento 5 Stelle, l’ariete di sfondamento di una forza che intende riaffermare gli equilibri di un sistema sociale che nell’ultimo decennio ha visto soccombere la classe operaia e il ceto medio del Paese, abbattuti come il muro dei “I soliti ignoti” del capolavoro di Monicelli. Tutto ciò mentre la finanza avida del Paese si è appropriata di tutto, persino, per restare nella metafora del film, della famosa pentola di pasta e ceci, incurante di star affamando il popolo.

Era necessario qualcuno che sottolineasse con forza e puntasse i riflettori su tutto ciò. Di Battista lo ha fatto. E forse è un po’ anche per merito suo se ora i tanti “Capannelle” – che nulla hanno a che vedere con quel simpatico e aitante vecchietto sottoproletario, bensì più simili al rampante yuppie Di caprio in The wolf in wall street – ci pensano due volte prima di fiondarsi sugli avanzi che sono rimasti. Tradotto in altre parole, è finita l’epoca in cui il popolo si faceva portare facilmente via da sotto il naso il piatto.

Solo Di Battista può decidere della vita di Di Battista. E prendersi un periodo di pausa per conoscere meglio il mondo. Ciò fa solo onore a chi ama il suo Paese. Un conto è conoscere altri Paesi per viaggi di lavoro o di piacere, un altro è farlo per collaborare con Organizzazioni impegnate nella cooperazione, un altro ancora è farlo per comprendere meglio le dinamiche della politica e delle democrazie d’Oriente e d’Occidente.

Insomma, studiare e osservare da uomo qualsiasi le dinamiche internazionali proprio a partire dagli Stati Uniti d’America, dove Alessandro Di Battista si appresta ad approdare per osservarne aspetti politicamente inesplorati.

Se questo è essere “allo sbaraglio”, l’italia allora è una grande nave sicura della rotta da intraprendere (e in effetti forse somiglia un po’ a un Titanic, ma questo è un altro discorso), ogni Premier sarebbe un Camillo Benso di Cavour e gli opinionisti dell’ultima ora che sparano a casaccio sarebbero tutti dei grandi Montanelli.