• domenica , 19 novembre 2017

Idea, vietare la propaganda fascista

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Nel bel mezzo di una crisi del lavoro che ci riporta indietro di decenni, quando c’erano i braccianti e i latifondisti, dove i giovani lasciano la scuola perché le famiglie non riescono più a sopportare i costi e quelli che terminano gli studi sono condannati alla disoccupazione, ecco l’asso nella manica di uomini della maggioranza che per intorbidire il nostro cervello propongono nuove leggi sul divieto di propaganda fascista.

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Francamente non me la sento di criticare il politico che ha fatto la proposta per ragioni tutte elettorali, cercando di imitare Silvio Berlusconi quando conquistò l’Italia con lo slogan “i comunisti sono brutti, cattivi e mangiano pure i bambini”, ma il timore che la destra possa tornare al Governo ha messo in atto contromisure propagandistiche già vecchie ai tempi dello stesso fascismo.

Il forbito politico non è così sprovveduto nel proporre la legge che porta il suo nome, perché sa bene che se la proposta dovesse essere approvata colpirebbe sia nel campo del centro destra che in quello del Movimento 5 Stelle, dove in molti casi c’è odore di nostalgia di quelle camice nere che possono condizionare una gran parte di cittadini elettori.

Cinque anni di Governi guidati – a staffetta – da tre uomini del centro sinistra e mai condivisi dagli elettori perché la nostra è una democrazia parlamentare, hanno sfiancato il Partito Democratico e i suoi alleati grazie al complicato momento economico che ha visto soccombere il 30% delle piccole aziende italiane con una conseguente disoccupazione spaventosa (dati Banca d’Italia).

Devo riconoscere che il Governo Renzi, il più longevo dei tre, si è battuto per salvaguardare il sistema bancario italiano e mettere in sicurezza gli istituti di credito a scapito di imprese e risparmiatori finiti in mezzo ad una strada, ma non poteva fare altrimenti per il buon nome e la credibilità del nostro Paese.

Ora, avvicinandosi le elezioni, il centro sinistra con fatica cerca di arrampicarsi sugli specchi con ventose che hanno perso la loro presa, come la nuova proposta di legge sul divieto di propaganda fascista a cui non crede nessuno, neanche il brillante politico che ha ideato il divieto di propaganda fascista.

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