• domenica , 19 novembre 2017

Dal vaffanculo alla speranza!

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La speranza che le cose possano cambiare è indispensabile per sopravvivere ai momenti di difficoltà. Il vaffanculo voleva pescare nella delusione dei cittadini che non riuscivano a far valere i loro diritti calpestati da un sistema di privilegi e, nonostante avessero partecipato alla crescita del Paese, si sono sentiti dimenticati.

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L’obiettivo è dare una svolta alla vita dei cinquantenni e dei sessantenni usciti dal mondo del lavoro che, in attesa della pensione, sono in seria difficoltà economica e qualche volta devono addirittura rinunciare a quelle spese mediche indispensabili per vivere in sicurezza.

Parliamo di quella categoria di lavoratori che non ha raggiunto i sessantacinque anni indispensabili per avere la prescrizione gratuita dei farmaci; quei signori che si compromettono lo stomaco a causa di una cattiva masticazione, in quanto sono impossibilitati ad andare da un odontotecnico, altro che medico dentista.

Eppure, dobbiamo al loro impegno sociale e lavorativo il benessere di cui abbiamo goduto fino ad ora; il comportamento del sistema nei confronti dei sessantenni è tale da far sentire completamente abbandonate tutte le persone anziane perché diventate un peso. La politica odierna si è spostata verso quelle categorie che guardano al futuro, i giovani sono diventati l’obiettivo “verbale” di ogni attenzione elettorale con false promesse.

Il recente fenomeno della emigrazione dei cinquantenni è una esperienza che non ha precedenti nel nostro Paese, tutte persone che offrono le loro braccia all’estero perché in Italia la concorrenza degli extracomunitari è spietata e ad un quarto del prezzo. Insomma, un mega discount del lavoro si è aperto in Italia e in Occidente, un’avventura pericolosa per i governi condizionati dalla finanza e dalle banche.

Infatti, sono molti coloro che ritengono i partiti superati dagli eventi, anche perché la spinta verso i loro restyling si è esaurita e poi le impronte digitali dei dirigenti sono sempre le stesse; Alleanza Popolare, per esempio, è la terza volta che cambia nome e potrà farlo all’infinito da qui alla primavera prossima, ma le facce sono sempre quelle, come i carabinieri “nei secoli Fedele”.

In appena dieci anni si è esaurita la spinta propulsiva del vaffaculo day di Grillo e anche quella di Berlusconi (di spinta) che dei bambini mangiati dai comunisti ne aveva fatto un cavallo di battaglia, ma poi la guerra non l’ha vinta nessuno dei due; il punto drammatico è che ne l’uno ne l’altro ha seminato “speranza”.

Solo Papa Francesco è rimasto sul palcoscenico vestito di tutte le parti in commedia, è possibile che sia lui a dettare i tempi delle parole per indicare l’unica strada percorribile perché il mondo non arrivi a deflagrare in quel terzo conflitto mondiale che in tanti raccontano sia già in essere? Perché sono molte le persone le quali sostengono che la bomba di ultima generazione si chiama finanza, ma ne siamo sicuri?

La riflessione è pertinente in quanto la storia ci racconta del contrario, anche se gli studiosi sostengono che i modi di guerreggiare sono cambiati. In fondo, i cittadini hanno solo bisogno di riappropriarsi delle cose essenziali, come una vita modesta, ma serena, una sanità che non sia una lunga coda d’attesa e le retribuzioni in linea con i costi essenziali della vita; quella vita che i cinquantenni e sessantenni italici, nella maggior parte dei casi, non hanno più.

Spero che il voto l’anno prossimo sia esercitato con saggezza, in quanto gli italiani non avranno altre occasioni per cambiare le cose e passare dal “vaffanculo alla speranza”.

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