Che il Quirinale sia nocchiero del cambiamento


Lo scontro che si sta consumando ormai da tempo non è tra il Quirinale da una parte e Lega e Movimento 5 Stelle dall’altra, come potrebbe sembrare a una prima impressione. È vero: in ballo c’è la necessità di redimere una serie di preoccupazioni e di distinguo sull’Europa, sull’euro e sul presunto caso Savona. Ma la questione principale è un’altra. Credo che il Paese sia davvero giunto a un bivio.

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La vera sfida, dirimente, è tra i tanti che desiderano snellire l’Italia, renderla più moderna e dinamica e coloro che, invece, con un approccio conservatore, temono di perdere le loro rendite di posizione. Tanto quelle degli uni, quanto quelle degli altri sono ansie comprensibili. Se solo gli uni e gli altri si parlassero senza “lingua biforcuta”, potrebbero raggiungere un accordo che garantisca tutti.

Questo lo sa bene anche il Quirinale che è in bilico nella scelta se prendere o no in mano il timone per seguire le indicazioni del sestante. D’altro canto, però, se non si darà prova di ascolto della volontà popolare che, attraverso il voto, ha espresso la voglia e la speranza di un cambiamento non più rinviabile, l’italia potrebbe divenire capofila di una protesta dalle conseguenze che lo stesso Emmanuel Macron teme. Lo stesso Presidente francese, nell’intervento fatto al Parlamento di Strasburgo, esponeva le sue preoccupazioni per una guerra civile europea: uno scenario, seppur raffigurato dall’immagine iperbolica e apocalittica, non distante dalla realtà che si avrebbe qualora le classi dirigenti europee non si apprestino a ricomporre la frattura tra popolo e elite, tra democrazia ed establishment.

Del resto, le guerre non si combattono solo per gli sporchi interessi di “bottega”, ma possono esplodere anche per incomprensioni, per paura, per incidenti o per inciampi di una diplomazia farraginosa, che ha perso la capacità di essere dinamica e efficiente nel risolvere le questioni problematiche che, di volta in volta, l’agenda della storia pone.

Per tornare alla nostra Italia smarrita che sta cercando la strada per ritrovare se stessa (e, attraverso ciò, tornare a ricoprire un ruolo nel mondo occidentale), occorrerebbe considerare il fatto che dagli esiti politici del 4 marzo i cittadini italiani non si aspettano redditi di cittadinanza o la cancellazione della legge Fornero e nemmeno lo stop ai flussi migratori. Sanno bene, infatti, che rralizzare tutto ciò in un contesto europeo – vale a dire in questa Europa finanziaria che sta uscendo timidamente da una crisi epocale del capitalismo – è impossibile.

Quantomeno, però, attendono che siano realizzate quelle riforme necessarie a rimettere al centro gli interessi nazionali e popolari: un mix “trumpista” di ritorno alla giustizia sociale e alle priorità degli interessi nazionali, per rendere più snello e meno soffocante il Paese.

Vent’anni di Unione monetaria sotto il comando dei Paperoni, senza che sia stato fatta la minima concessione al suo popolo, hanno reso il progetto europeo un aborto: l’Europa si è letteralmente infilata un sacchetto di plastica in testa e sta soffocando le sue speranze, le sue ambizioni, nonché le aspirazioni dei suoi padri costituenti e del suo popolo.

Per l’Itala e la sua più nobile rappresentanza, il Quirinale, bardarsi era la consuetudine fino a qualche tempo fa. La stessa Chiesa di Roma ci placava le orde barbariche, sono cose che sappiamo tutti. Ma ormai il tempo delle armature, così come delle pellicce di visone è finito. Infatti, non solo tali bardature pesano e sono meno calde delle giacche Moncler, ma sono anche antidiluviane!

E portiamoli al museo tutti questi orpelli che limitano la nostra vita! Che si navighi, finalmente, verso il nuovo mondo! Che il Quirinale sia nocchiero del cambiamento e lasci ai giovani la possibilità di governare. Se poi non dovessero riuscirci, stia tranquillo il Presidente: c’è un altro nuovo che sta arrivando. In quanto una cosa è certa: se i gattopardi appaiono ancora così luccicanti è solo perché sono finti, fatti di bronzo e statici come le statue. Li tengono in vita come il generalissimo Franco per non spaventare chi è restio a cambiare le cose.