• mercoledì , 13 dicembre 2017

Un nuovo illuminismo contro i Banchieri e la povertà

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Ebbene sì, il titolo di stamattina è ispirato all’opera teatrale di Eduardo Scarpetta del 1888 “Miseria e nobiltà”, ma è solo attraverso il cinema che la morale del testo letterario è stata diffusa nel Paese con la faccia di Totò.

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I poveri di ieri vivevano il loro stato col sorriso e ogni concessione che gli veniva fatta era un momento di festa, mai di rassegnazione, al punto che la scalata verso la borghesia diffusa, il ceto medio tanto per intenderci, ci ha impiegato oltre un secolo e due Guerre per arrivare ad ottenere una distribuzione della ricchezza più equa.

La classe dirigente italiana aveva capito che per mantenere i privilegi doveva lavorare di più e meglio della classe operaia, risolvere i loro problemi e al bisogno dimostrare di poterli sostituire in ogni ruolo; con questa determinazione e tanti errori ci siamo incamminati fino alla fine del secondo millennio, soddisfatti che la nostra qualità di vita era decisamente migliorata rispetto al passato.

Sbarcati sull’altro sponda del fiume ci siamo sentiti al riparo da ogni avversità e accampati sulle rive abbiamo tirato il fiato, consumato le ultime provviste e scolato il vino rimasto: tanto eravamo certi che oltre la collina avremmo trovato immensi campi di grano e vigneti a perdita d’occhio.

Invece, in agguato c’erano i banchieri pirati nascosti tra le sterpaglie che crescono vicino all’acqua, i quali una volta addormentati per la stanchezza del lungo viaggio ci hanno assalito e depredato di ogni avere, fino a cacciarci di nuovo nella più cupa disperazione: cento anni di duro lavoro sono morti insieme a noi sulla sponda del fiume che aveva accolto la nostra salvezza dopo la perigliosa traversata.

Nell’abbattimento più totale però qualche volenteroso dell’ottimismo sostiene che in fondo poteva andarci peggio perché ci hanno lasciato in vita. Beh, certo, la regola del banchiere è quella di appropriarsi dei tuoi risparmi, se ti uccide come farebbe a mantenere il suo ozio! E mentre tu a mani nude ricostruisci il futuro loro, i banchieri, passano il tempo ad armarsi con i tuoi soldi e si tengono pronti per tornare ad appropriarsi della casa che nel frattempo hai ricostruito.

Questa volta rispetto alle rapine precedenti c’è un aggravante, la velocità e la violenza con cui ci hanno aggredito. Infatti, a partire dal terzo millennio, l’avidità dei banchieri non ha avuto eguali nella storia passata: hanno rubato il mondo con una rapidità che ha lasciato tutti sorpresi, fino a blindare i risparmi del mondo nelle casseforti di una manciata di uomini.

Quando si parla di Guerra civile il riferimento è a quella americana, che ha visto un popolo scontrarsi con una violenza inaudita sul principio dell’uguaglianza che un uomo vale come un’altro uomo: Abramo Lincoln è stato assassinato per questo. Avremmo mai pensato appena due secoli dopo di assistere impotenti alla vendita di esseri umani in diretta televisiva come se nulla fosse cambiato?

Quando si parla di Rivoluzione il riferimento è a quella francese, che ha scosso le fondamenta del passato spalancando le porte al futuro al grido di “Liberté, Égalité, Fraternité”.

Ora in Italia ascoltiamo parole che mai avremmo pensato: il 10% dei ragazzi sono indigenti e tra gli altri anche i banchieri ne sono i maggiori responsabili. Non ci sono commenti su affermazioni tanto gravi, una classe dirigente corrotta ha permesso all’attuale generazione di banchieri di appropriarsi oltre misura dei beni e dei risparmi degli italiani, per questo motivo vanno cacciati gli uni e gli altri: lasciando intatte le istituzioni che dovranno essere governate da altri uomini. Ma chi dovrebbe fare una cosa tanto ardita? Noi, il popolo, con una “rivoluzione culturale” senza eguali nella storia recente: un nuovo illuminismo con cui ridisegnare la mappa del nostro futuro.

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