• mercoledì , 13 dicembre 2017

Perché un DecretoSalvaRisparmiatori e Azionisti

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Veniamo da anni e anni in cui si è ripetuto il mantra “ce lo chiede l’Europa”; in cui abbiamo dovuto far fronte a necessità sempre più stringenti, in nome delle quali siamo stati costretti a cedere pezzi di sovranità democratica – “sono necessari governi tecnici o grani intese, altrimenti lo spread si impenna“, “non possiamo farlo, violeremmo i parametri del trattato di Maastricht” – e a rinunciare a quelle tutele e garanzie sociali elementari che ci contraddistingue in quanto cittadini democratici, al welfare, al diritto ad avere un lavoro, una casa, ad essere curati, a mandare i nostri figli in un asilo nido. Ebbene, tutto ciò non bastava! L’attacco finale è stato sferrato nel cuore della nostra società del benessere: i nostri risparmi. In nome della stabilità dei mercati e della salvaguardia degli interessi dei grandi capitali finanziari ci è stato imposto di sacrificare tutto ciò che avevamo sull’altare della salvezza delle banche; non tanto e solo delle banche rovinate dalla crisi, si badi bene. Ma soprattutto di quelle in default per colpa di una cattiva amministrazione, di una pessima gestione da parte di spregiudicati amministratori che hanno “surfato” sulle onde della ricchezza derivante dai risparmi nostri messi nelle loro mani e dai cattivi investimenti da loro stessi proposti. Ebbene, l’appoggio politico di governi e di un’oligarchia finanziaria europea di cui godevano ha consentito loro di muoversi su queste acque come squali e di continuare a farlo. Qualcuno ha pagato, è stato rimosso dall’incarico o si trova di fronte a un tribunale. Il sistema, però, continua a perpetuarsi con le stesse regole e negli stessi modi. Intanto, Bail-in e decreti Salva-Banche sono per tutti una realtà concreta cui i risparmiatori e gli azionisti devono fare i conti. Qualcuno ha scelto il gesto estremo del suicidio, altri lottano ogni giorno con le difficoltà del credito. Alcuni esiti sono paradossali: l’anziano che non ha pagato una rata del mutuo sulla propria casa rischia di vedersi pignorati i propri averi (casa compresa), mentre ai giovani e meno giovani che non hanno un’occupazione stabile (e quanti oggigiorno possono vantare siffatta fortuna?) non viene concesso alcun mutuo. In compenso, per gli amici degli amici c’è sempre la possibilità di corrispondere loro, senza garanzie di restituzione, fidi miliardari. Si dirà: è il sistema bancario, procede così da secoli. Non è vero! Oggi questo sistema ha l’arroganza e la sfrontatezza di presentarsi per quel che è: spregiudicato nel perseguire gli interessi di una cricca, di un’oligarchia che si fa beffa di giovani, anziani, lavoratori, disoccupati, esodati, precari… insomma della gente comune. Si è fatto beffa di noi tutti, salvo poi corteggiarci quando si trattava di proporci qualche investimento “sicuro e vincente”… ovvero, nella realtà dei fatti, qualche azione o obbligazione che ha generato crediti deteriorati.
Noi vogliamo difendere il risparmio; rimettere al centro dell’interesse il risparmiatore, troppe volte illuso e ingannato dal miraggio di un arricchimento facile attraverso proposte di investimenti sicuri, o semplicemente dalla fiducia nell’aver consegnato i propri risparmi, mettendole in mani sicure; quelle stesse mani che muovono capitali finanziari, denaro “astratto”, che corre il rischio, a seconda delle oscillazione dei mercati, di volatilizzarsi e non lasciare traccia.

1La finanza mina i diritti costituzionali dei cittadini risparmiatori

L’art. 47 della nostra Costituzione incoraggia la tutela del risparmio e disciplina il controllo dell’esercizio del credito. Il collegamento funzionale tra i due valori tutelati – quello del risparmio e dell’esercizio del credito – ha fatto fondatamente pensare che l’assemblea costituente abbia inteso riferirsi non ad improduttivi accumuli di ricchezza, ma al ruolo economico loro attribuito in un successivo reimpiego produttivo. In sintesi, dunque, il precetto esprimerebbe un valore non individuale, ma collettivo, sottintendendo un risparmio inteso come fondamentale risorsa reinseribile nello stesso sviluppo dell’economia del Paese.
Il bene più importante per gli italiani è la casa. Assieme alla famiglia (e per certi versi le due cose coincidono), la casa è il bene più prezioso. La casa incentiva il risparmio: se si possiede una casa non si è costretti a sperperare il proprio reddito in un affitto. Questa stabilità materiale all’origine del risparmio economico contribuisce al benessere dei singoli e delle famiglie e incentiva al consumo di beni secondari, contribuendo alla crescita dell’intera economia del Paese. Anche a questo avevano pensato i Padri Costituenti.
E poi c’è il citatissimo articolo 1, quello della “Repubblica fondata sul lavoro”. Ebbene oggi la crisi bancaria, provocata dall’incapacità e dalla speculazione spregiudicata di incapaci, ha messo a rischio Ie fondamenta del Paese: centinaia sono state le abitazioni pignorate, migliaia i posti di lavori perduti (sia lavoro dipendente, sia imprenditoriale), migliaia dunque le famiglie sul lastrico o in difficoltà economica. Ed è in questo quadro di riferimento che devono essere valutati i recenti gravissimi accadimenti, risoltisi in un vero tradimento dei principi costituzionali ora richiamati.

2. La crisi bancaria è crisi sociale

Nonostante i tanti proclami di sua solidità e sicurezza, il sistema bancario italiano è entrato in profonda crisi. In ogni parte d’Italia si sono verificati tracolli di banche, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di famiglie, depredandole di quelle risorse che, sottratte al consumo quotidiano, erano state destinate al futuro sostegno delle famiglie. Interi territori sono stati impoveriti. E’ diffuso il convincimento che questo disastro sia stato il frutto non tanto (o non solo) di errori gestionali, ma, soprattutto, di gravi carenze dei regolatori. E anche la classe politica ha le sue colpe: vogliamo richiamare qui il bail-in e il decreto salva-banche che hanno totalmente ignorato i gravissimi problemi dei risparmiatori, i soli a rimanere alla fine con il cerino in mano. La classe politica non ha poi mancato di confondere le idee, sostenendo che il decreto salva banche avrebbe evitato ulteriori disastri per i correntisti ed avrebbe, quindi, conseguito una tutela coerente con l’art. 47 Cost. In realtà, gli interessi dei correntisti (legati ad una banca in virtù di un contratto sinallagmatico) sono ben diversi da quelli dei risparmiatori-azionisti (che hanno investito i loro risparmi nell’acquisto di titoli rappresentativi di partecipazioni sociali). Finora il conto è stato pagato da centinaia di migliaia di persone che avevano creduto di mettere al sicuro i loro risparmi, secondo una tradizione suggerita dallo stesso mondo della politica, i quali hanno poi assistito all’improvviso e forzoso cambiamento della natura giuridica del loro salvadanaio (con la legge n. 33/2015, concepita con una decretazione di urgenza dopo 130 anni di vigenza del sistema delle banche popolari ed entrata in vigore senza un minimo di gradualità!), con la contestuale compromissione del loro stesso diritto di recesso.

3. Credibilità minata? Ripartiamo dalla fiducia

Pare, dunque, ovvio che il recupero della credibilità del sistema bancario italiano non possa passare che attraverso il pronto ripristino della la fiducia dei cittadini, venuta meno a seguito delle sistematiche bugie che sono state loro raccontate e dallo squallido gioco allo scaricabarile, cui siamo costretti ad assistere e del quale sono protagonisti:

a) i Regolatori, che non hanno mai seriamente controllato il corretto suo funzionamento e che ora si rimpallano ogni responsabilità;

b) la politica, che ha sempre assicurato i cittadini, con espliciti e depistanti ottimismi e con scelte normative incoerenti con la realtà e spesso di dubbia costituzionalità;

c) i tecnocrati di BCE, i quali avendo, da tempo, sostanzialmente commissariato molti Istituti bancari, hanno loro imposto, senza soluzione di continuità, continue manovre sul capitale che hanno fatto crollare i bilanci. Il modo peggiore per recuperare la fiducia è quello di proseguire il pregresso percorso, in ossequio ad una vuota moral suasion. Sono ora necessari concreti segnali di cambiamento, nell’interesse stesso delle istituzioni (oltre che, ovviamente, dei cittadini).

E se significato del precetto costituzionale tratto dall’art. 47 è la tutela del risparmio, in quanto funzionalmente collegato al suo reimpiego nell’erogazione del credito, pare ovvio che l’ulteriore protrarsi del disastro derivato dallo sconquasso bancario si ripercuota inevitabilmente:

1) sul prevedibile dilagare della piaga dell’usura fra privati, a causa della restrizione dei canali istituzionali deputati all’erogazione del crediti;

2) sul rapido accentuarsi delle espropriazioni immobiliari;

3) sull’incremento dei fallimenti, soprattutto delle medie e piccole imprese;

4) sulla contrazione della fisiologica nascita di altre imprese, a causa della stagnazione dei canali di credito.

4. Per un DecretoSalvaRisparmiatori e Azionisti 

In sostanza, si sta delineando un inquietante scenario economico che parte da un’unica matrice: la mancanza di un’adeguata tutela del risparmio, che comporta un problema complesso, non risolvibile per singoli segmenti di materie.

Per questi motivi e con queste premesse, è necessario dare vita, senza indugio, al manifesto ©DecretoSalvaRisparari e Azionisti che, superati i limiti operativi dell’associazionismo, affronti specificatamente ed a livello nazionale le tematiche insite nell’ampio concetto della tutela del risparmio di cui al citato enunciato costituzionale: un’iniziativa che sappia coordinare le energie latenti, trasformandole in forza politica propositiva, in grado di introdurre nell’ordinamento italiano una serie di strumenti idonei a porre i cittadini più deboli al riparo delle continue insidie del mondo economico- finanziario. Le tematiche che, proprio in base al concetto espresso dalla norma costituzionale, vengono in considerazione sono quelle della concreta riparazione economica ai risparmiatori truffati, della salvaguardia della casa (principale espressione del risparmio operoso) della tutela degli espropriati, della lotta all’usura ecc.

L’associazionismo è stato molto importante per aver evidenziato le dimensioni della patologia ed aver saputo meglio organizzare il mondo dei risparmiatori, ma non è più concretamente in grado di risolvere il problema di fondo. Ma oggi la situazione offre ai cittadini l’opportunità di giudicare, con l’espressione del voto, alle prossime elezioni, il comportamento di coloro che hanno contribuito, a vario titolo, a consumare il disastro o non hanno adeguatamente tutelato i cittadini; eanche tutte le associazioni dei risparmiatori e dei consumatori possono cogliere la grande occasione di coordinare le loro forze, confluendo nel costituendo manifesto ©DecretoSalvaRisparmiatori e Azionisti onde, finalmente, poter dare ai cittadini quella protezione che, finora, è loro mancata. Il pilastro portante del progetto si basa sull’unita degli azionisti e sul prossimo voto politico, solo così si può avere una speranza per affiancare al DecretoSalvaBanche un ©DecretoSalvaRisparmiatori e Azionisti che permetterà al Paese di riconquistare la fiducia degli azionisti infangati e di quei risparmiatori che sono il pilastro portante degli investimenti e del Paese.

©Riproduzione Riservata a cura dei fondatori  MANIFESTO per un DECRETO SALVA RISPARMIATORI  E AZIONISTI

 

 

 

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