• domenica , 19 novembre 2017

Baby pensionati, vitalizi e giovani senza futuro

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Erano gli anni Settanta quando il Governo Formica, per guadagnare quei consensi elettorali che permisero alla Democrazia Cristiana di rimanere al potere, varò una legge che consentiva ai cittadini italiani di andare in pensione dopo 16anni 6mesi e un giorno; si poteva sottrarre il periodo del sevizio di leva obbligatorio e il tempo “trascorso” all’università.

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Insomma, più o meno si andava in pensione dopo una decina di anni di lavoro e altrettanti contributi versati; ci riferiamo a quell’esercito di oltre cinque milioni di baby pensionati che costa allo Stato circa 9miliardi l’anno.

Poi ci sono i vitalizi concessi ai politici andati in pensione prima del 2012, dopo appena una manciata di anni trascorsi nei parlamenti regionali e nazionali del Paese che incidono per circa un’altro miliardo all’anno; arrotondando per difetto il costo complessivo, tra baby pensioni e vitalizi, è di 10miliadi la cifra esborsata puntualmente finché morte non li separi.

Spendiamo circa la metà della legge finanziaria per mantenere in ottima vita 5milioni di italiani che non sono “finti”, ma nostri “veri” concittadini bene in carne. Spesso qualcuno si chiede se possiamo fare qualcosa per porre rimedio a questi errori, ma la risposta è perentoria: “impossibile, perché i diritti sono acquisiti”. Però non erano acquisiti con la riforma Monti/Fornero che inaugurò l’era degli esodati.

Dunque, i diritti acquisiti; milioni di persone dopo aver lavorato 40anni e anche pagato i contributi per 40anni, dovranno allungare ancora il collo per andare in pensione a 67 anni e forse anche di più – e i giovani? Che fine faranno questi ragazzi che stanno così a cuore a tutti noi? Beh, non lo sapete?

I giovani, figli della modernità, in pensione non ci andranno mai, perché semmai dovessero trovare un lavoro i contributi serviranno per pagare le pensioni ai tanti genitori e nonni baby pensionati – e qualche vitalizio a persone che neanche conoscono; bene fanno a rimanere in famiglia fino a tarda età non già per essere aiutati, ma per godere di quei privilegi “incassati”, dalle generazioni che li hanno preceduti, grazie alla loro rinuncia di futuro.

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