• lunedì , 20 novembre 2017

Antonio FAZIO e i furbetti del quartierino

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ANCORA POCHISSIMI GIORNI E CON IL MANIFESTO DI ORIZZONTI SOCIALI PRESENTEREMO IL PROGETTO

©DecretoSalvaAzionisti

 

ascolta

 

Protagonista di questa storia è, ancora una volta, una banca veneta: non l’Ambrosiano di Calvi, né Veneto banca o Banca popolare di Vicenza, bensì la Banca Antoniana popolare Veneta, detta semplicemente Antonveneta.

Estate 2004. Fa caldo, molto caldo in Italia. Nulla a che vedere con il caldo che ci sarebbe stato l’estate successiva, quando esplode lo scandalo che le testate battezzano col nome di “Bancopoli”. Tutto ha inizio quell’estate, quando l’olandese ABN Amro chiede alla Banca d’Italia l’autorizzazione per diventarne la maggior azionista in Antonveneta.

Qualche mese dopo, Banca d’Italia concede alla Banca Popolare di Lodi il permesso per detenere fino al 15percento del capitale di Antonveneta. Il 29 marzo 2005, la banca spagnola BBVA lancia un’offerta pubblica di acquisto per ottenere la maggioranze delle azioni della BNL, mentre il giorno dopo è la volta della banca olandese ABN AMRO che lancia un’offerta pubblica di acquisto su Antonveneta. Il 29 aprile è il turno della BPL che lancia un’Offerta Pubblica di Scambio su Antonveneta.

No, noi che stiamo raccontando come sono andate le cose non stiamo giocando a battaglia navale o a Risiko. Forse però la verità è che quei “furbetti del quartierino” – come sono stati prontamente ribattezzati dalla stampa i banchieri coinvolti – credevano di starci giocando, con le quote azionarie delle banche al posto degli Stati.

Lo scandalo scoppia in pieno luglio, quando la procura di Milano procede al sequestro dei titoli di Antoveneta, detenuti da BPL. Perché?

Giampiero Fiorani, amministratore delegato della BPL, è amico di Antonio Fazio, Governatore della Banca d’Italia. Fin qui, nulla di male. Si dà il caso, però, che Fazio favorisca la celerità delle autorizzazioni richieste da BPL, mentre rallenta quelle degli olandesi di ABN Amro. Si dà inoltre il caso che la BPL abbia rastrellato azioni dell’Antonveneta fin dal novembre del 2004.

All’epoca la BPL di Fiorani deteneva il 2percento del controllo di Antonveneta, ma nel febbraio 2005, grazie a un patto tenuto segreto, riescirà a controllare il 52percento del capitale bancario, assieme a Fingruppo, GP Finanziaria, Unipol e Magiste, tutte società legate a BPL. Come avviene tutto ciò? Semplice: prelevando illecitamente denaro attraverso gonfiamenti delle commissioni bancarie e sottrazioni da conti correnti di persone defunte. Defunte?!!! Sì, questi vampiri, all’occorrenza, fanno sorgere come zombie pure i morti, pur di racimolare qualche migliaio d’euro in più!

Il Primo maggio il Consiglio d’amministrazione di Antonveneta elegge tutti i quindici candidati di Fiorani, il quale diventa pertanto amministratore delegato. Non si dovrà aspettare tanto tempo affinché il silenzio su queste operazioni si rompa: il giorno seguente, infatti, la procura di Milano apre un fascicolo contro ignoti per aggiottaggio in Antonveneta, ovvero manipolazione del prezzo delle azioni bancarie, attraverso la diffusione di false notizie.

La scalata all’Antonveneta, secondo gli inquirenti, avrebbe comportato nel novembre dell’anno precedente acquisti di titoli di circa 500milioni di euro, spingendo il prezzo delle azioni Antonveneta a un livello nettamente superiore a quello dell’OPA proposto dalla banca olandese che si vede così costretta a non poter effettuare altri acquisti di azioni.

Durante quel maggio che precede quell’estate bollente, la Consob fa luce sulla vicenda. Beh, non proprio luce, però accende un faro… un lumino. Fiorani, di concerto con altri soci di Antonveneta, avrebbe stretto un patto occulto per superare la soglia del 30percento di Antoveneta, affinché BPL potesse effettuare l’Offerta Pubblica d’Acquisto entro una settimana.

Qualche giorno più tardi scattano i primi avvisi di garanzia per Fiorani e 18 imprenditori sospettati di essere stati finanziati dalla BNL per rastrellare buona parte delle azioni di Antonveneta: spiccano i nomi di Emilio Gnutti di Fingruppo, Gp Finanziara e Hopa, nonché artefice della scalata Telecom Italia assieme a Roberto Colaninno di Olivetti, nonché vicepresidente di Monte dei Paschi di Siena, condannato per Insider Trading.

Agli inizi di giugno il tribunale di Padova sospende il neonato consiglio di amministrazione dell’Antonveneta, mentre Fiorani viene iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma a metà luglio. Anche Francesco Frasca, responsabile dell’organo di vigilanza in Bankitalia, viene indagato con l’accusa di abuso d ufficio per varie irregolarità nei controlli alla BPL (che a giugno cambia nome in BPI) di Fiorani.

Il 25 luglio vengono sequestrate le azioni Antonveneta detenute da BPI (ex BPL) e dagli altri imprenditori “ingordi” coinvolti nella scalata, mentre a settembre il “furbetto” Fiorani si dimette da amministratore delegato, in quanto indagato per aggiotaggio, insider trading, ostacolo all’attività di vigilanza della Consob, falso in bilancio, falso prospetto, falsa dichiarazione a pubblico ufficiale.

A dicembre, l’accusa di “associazione a delinquere”, aggiotaggio e appropriazione indebita (quella dei soldi che Fiorani avrebbe sottratto, come uno sciacallo o un tombarolo, dai conti correnti dei clienti defunti) lo priverà della libertà. Pochi giorni dopo, la Consob accerta il “patto segreto” tra Unipol e Deutsche Bank e a finire sul registro degli indagati per manipolazione del mercato e ostacolo all’autorità di vigilanza nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata a BNL e per aver aiutato Fiorani a rastrellare le azioni di Antonveneta è Giovanni Consorte, amministratore di Unipol.

Nel frattempo, sollecitato da più parti del mondo della politica, Fazio si dimette.

Intanto, gli olandesi della ABN Amro acquisiscono la maggioranza del controllo dell’Antonveneta e lanciano l’OPA alle stesse condizioni dell’offerta lanciata l’estate precedente, mentre a gennaio 2006 Bankitalia blocca l’OPA di Unipol su BNL. Ma il sipario, anzi il siparietto non si chiude qui.

Infatti, Il 2 gennaio Il Giornale pubblica le intercettazioni telefoniche tra Consorte di Unipol e Fassino, allora segretario DS che, seppur prive di interesse ai fini giudiziari, solleveranno un gran polverone alla vigilia delle elezioni di aprile, alimentato anche dalle dichiarazioni di Berlusconi circa le pressioni fatte dal centrosinistra su Generali Assicurazioni, affinché quest’ultimi vendessero a Unipol la propria quota di BNL.

Il Presidente delle Generali smentisce che di aver ricevuto pressioni per la vendita da parte di esponenti del centrosinistra, ma afferma di averle ricevute, ancora una volta da lui: l’ex governatore Fazio, burattinaio e capo dei furbetti del quartierino.

E per finire, ciliegina sulla torta, come ogni buon giallo all’italiana che si rispetti, non poteva mancare la nota di colore complottista, che tinge di mistero tutta la vicenda. Come ha fatto il Giornale ad accedere alle intercettazioni tra Consorte e Fassino, dal momento che i nastri originali delle registrazioni erano ancora in una busta sigillata? Che siano i correntisti defunti della BPL di Fiorani che, dall’al di là, abbiano voluto fare uno scherzo?

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