Uomini che non sono uomini

La schiavitù degli uomini era considerata e lo era davvero indispensabile alla vita di altri uomini dall’inizio dei tempi.

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L’avvento della modernità, che ci permette di accendere un forno mentre siamo alle conclusioni di un consiglio di amministrazione o alla benedizione finale della messa, è stato l’inizio di quel percorso che ha reso la necessità di servi o schiavi meno impellente.

In fondo, gli schiavi hanno sempre vissuto il loro ruolo sotto l’ala protettiva del potente che non era capace neanche di lavarsi o vestirsi senza di loro, al punto che sono tante le storie di servitù che avevano grande influenza sul “padrone”.

Seppur nell’iniquità, ognuno aveva il suo ruolo che era ed è identificato nella parola schiavo, perché anche nella modernità le differenze tra uomo e uomo sono mostruose nell’accesso al quotidiano e l’uno dipende dall’altro come fosse molto peggio che schiavo, almeno in molte circostanze.

Noi, oggi, pensiamo a quella schiavitù esercitata all’interno di quei campi profughi dove l’essere umano è spinto a forza in un mondo dove gli uomini non sono più uomini; luoghi dove esseri dalle sembianze umane aspettano la notte e poi il giorno privati di qualsiasi volontà, desiderio o speranza – anche i sogni gli sono stati preclusi.

Addirittura, in quei luoghi che vanno ben oltre l’inferno, sta già nascendo una nuova generazione di bambini destinati ad essere utilizzati come pezzi di ricambio perché altri uomini possano vivere con i loro reni, fegati o cuori.

Dovete sapere, per esempio, che il popolo libico (come altri popoli) si sposa con i consanguinei e questo provoca una patologia che richiede spesso, o almeno parecchie volte più che in Europa, la necessità di avere dei trapianti di reni; quindi, loro stessi, sono i primi a utilizzare queste catene di montaggio dove vengono prelevati gli organi da questi corpi utilizzati come magazzini viventi.

La situazione è nota, ma anche non lo è perché sono pochissime le persone che hanno accesso oltre le porte dell’Inferno, quelle stesse persone che definiamo tali perché anche l’appellativo di schiavisti è inappropriato. Non c’è definizione, invece, per gli uomini dal cuore di pietra che si fanno impiantare organi rubati per continuare a rubare – la vita.

Mi raccontavano che questi campi profughi non sono riportati nelle mappe, in quanto è il lezzo che indica la rotta per arrivare, proprio come fosse un gigantesco navigatore satellitare installato alle porte di Tripoli (in Libia), dove la clessidra ha ripreso a far scorrere la sabbia della vita con i danari d’Occidente.

Viviamo un mondo dove la più sfrenata fantasia non riesce neanche ad avvicinarsi all’idea di cosa accade nelle tendopoli abitate da uomini che non sono più uomini.

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