• domenica , 19 novembre 2017

Schedati, venduti e senza privacy

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Abbiamo riempito e firmato migliaia di fogli, al punto che in ogni ufficio pubblico, bottega, aziende di Stato che non sono più di Stato perché le hanno vendute, incluso titoli e privilegi, tutti ci chiedono la liberatoria sull’uso dei nostri dati. Francamente, pur contestando, come mi sto accingendo a fare, io stesso non ho mai approfondito la questione per quanto è difficoltoso capire ciò che non hanno capito nemmeno coloro che hanno approvato a suo tempo il provvedimento di civiltà, poi diventato di grande “in-civiltà”. 

ascolta

 

Dunque, la civiltà; ma di quale civiltà parliamo se ogni dieci minuti chiama qualcuno per sottoporci un grande affare o il cambiamento di fornitura di qualcosa piuttosto che qualcos’altro? Ognuno di voi sa perfettamente a cosa mi riferisco perché importunato a tutte le ore del giorno e della notte, ma chi gli fornisce i nostri dati?

Ora, fin quando si tratta di sentire lo squillo del telefono che ferma a metà percorso il cibo che ingoiamo alle ore dei pasti, proprio tra l’esofago e lo stomaco, prendiamo una puntina di bicarbonato e tutto passa, compresa l’incazzatura, ma quando i tuoi problemi personali come quelli di salute, per esempio, viaggiano in rete perché le banche si fanno un giretto dentro al tuo corpo prima di rilasciarti un prestito, la cosa è fastidiosa. 

Insomma, i nostri dati sono in vendita e dei contratti truffaldini che ci propongono non importa nulla a nessuno, per quanto queste “strane imprese” sono interessate a schedare i nostri preziosi indirizzi e anche i telefoni in bachelite, tanto sono golosi pure della nonna. Indirizzi che poi distribuiscono previo lauto e profumato pagamento; profumato perché sono soldi guadagnati con l’inganno e senza fatica. L’unica consolazione è che (la nonna) il gendarme della nostra (sua) abitazione si è infurbita e con voce aggraziata, anche se un po’ tremante, li manda affanculo. 

Ed è così che di vaffanculo in vaffanculo siamo arrivati a costituire un grande partito, il più grande di tutti. Ora, senza volerci girare intorno, il problema c’è, un problema gigantesco che richiede tutta la nostra partecipazione per salvare il nostro futuro, compromesso dell’invadenza di un giocattolo che si chiama rete, peraltro messo in mano a dei bambini come i razzi dei fuochi artificiali; sono coloro che prima sparavano cazzate, ma ora lanciano nel buio la nostra vita. 

Certo, potremmo fermarli con il voto, ma come è noto, non ci permettono neanche quello (il voto) perché ci costringono a scegliere tra un palermitano da mettere a Milano o un milanese da inviare a Palermo, mentre noi non possiamo bluffare perché siamo stati schedati, venduti e non abbiamo più privacy.

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