Lavoro, il giro infernale dell’ipocrisia

È Lavoro, il giro infernale dell’ipocrisia lavoro il problema. Quel lavoro che negli ultimi 25 anni è stato abbattuto e affondato nella maniera più vigliacca. La nostra classe dirigente era (ed è) così ignorante che non ha previsto i cambiamenti epocali conseguenti la globalizzazione e la delocalizzazione. Fatto sta che oggi la metà del Paese è sulle soglie dell’indigenza: oltre cinque milioni vivono stabilmente sotto la soglia di povertà e altri quindici sono a rischio: una situazione così non solo non è recuperabile, ma è anche pericolosa per la democrazia.

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Ora, gli stessi tromboni presuntuosi e arroganti, proprio coloro che ci hanno cacciato in questo brutto guaio, pretendono di avere le ricette per il futuro, dileggiando il Movimento 5 Stelle e in parte anche la Lega. Non hanno capito, i tromboni, che oltre la metà degli elettori italiani vogliono tentare il cambiamento di una politica fallimentare, incapace e menzognera.

Ma vi pare etico che alle consultazioni del Presidente della Repubblica devono essere ricevuti, tra gli altri, Lupi che rappresentano solo se stessi? Certo, Mattarella deve ricevere tutte le rappresentanze, ma loro avrebbero dovuto avere il buon gusto di non andare. Invece, magari si sono presentati proprio per dare suggerimenti; ma sì, suonare come le trombette stonate di carnevale!

Centosessantaquattro tavoli di crisi sono aperti presso il ministero dello Sviluppo economico e, nonostante la caparbietà di Calenda, saranno destinati a fallire grazie alle leggi scellerate che sono state approvate: aziende che hanno preso a piene mani gli aiuti di Stato per trasferirsi in altri Paesi d’Europa dove la manodopera è più conveniente. Caso “Whirlpool” docet!

Diciamo la verità: l’Europa ci fa comodo per coprire tutte le nostre imbecillità; prendiamo in prestito il caso Whirlpool come uno dei tanti episodi di pessima amministrazione politica. Quando ci accorgiamo delle nostre carenze, ecco attribuire all’Europa la responsabilità di non aver regolamentato la possibilità che una azienda si possa trasferire da uno Stato membro all’altro, facendo una concorrenza oggettivamente scorretta in riferimento al minor costo del lavoro e delle imposte.

E’ il trionfo del politico “Cetto La Qualunque”! Ovvero, del “genio” che acquisisce consensi favorendo la multinazionale che, previ incredibili privilegi, offre un impiego di lavoro, senza dire ai lavoratori che i quattrini con cui verrà pagato sono dello Stato stesso, cioè i “suoi”, perché lo Stato a sua volta compenserà l’azienda con contributi economici, esenzioni fiscali e contributive. Altrimenti queste mega aziende non verrebbero. Poi, per finta, ogni volta che capita il caso, – e come dicevamo all’inizio sono ben centosessantaquattro con oltre migliaia posti di lavoro a rischio – , i sindacati picchettano l’azienda e i politici chiedono ipocritamente giustizia all’Europa.

Nessuno di loro, però, ricorda quando si rimirava nello specchio, raccontando a se stesso come era stato bravo e bello per aver portato in Italia la nota multinazionale del momento. Insomma, un giro infernale di ipocrisia che non finisce mai.