• domenica , 19 novembre 2017

Il Bel Paese è finito in cassa integrazione

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In fondo, anche se l’esempio é un po forzato, lo Stato proprio come un’azienda, deve produrre profitti per poter garantire una democrazia adeguata e distribuire ricchezza, intesa come lavoro e servizi indispensabili, garantendo ai suoi cittadini un livello di benessere adeguato; ma se un Paese non incassa moneta perché manca il lavoro, anche lui (lo Stato), non può distribuire ai suoi cittadini quella serenità necessaria per affrontare un futuro sempre più incerto.

ascolta

 

Dunque, il lavoro; quel lavoro che i padri costituenti hanno messo al primo punto della nostra Costituzione oggi è messo a dura prova e il ricavato complessivo dell’impresa Italia è più che dimezzato rispetto a dieci anni fa. Fortunatamente nel suo complesso il Paese ne ha risentito meno del previsto e questo grazie alla politica del “tasso d’interesse zero” da parte della Banca Centrale Europea, ma appena i tassi ricominceranno a salire, e ricominceranno, saranno guai seri per l’Italia e gli italiani.

Troppo spesso ci riempiamo la bocca dicendo che siamo ancora la seconda economia d’Europa e che esportiamo in tutto il mondo i nostri prodotti, ma quanti addetti ai lavori ci sono dentro queste aziende e quante sono queste imprese virtuose?! Nessuno mette in dubbio che in numeri assoluti i conti tornano, ma anche non tornano perché la metà dei cittadini, in special modo i giovani, sono disoccupati e qui torniamo all’inizio: uno Stato proprio come un’azienda deve produrre profitti e non credo che le nostre poche e ricche aziende possano sopperire ai contributi pagati da milioni di lavoratori.

L’Italia purtroppo non è tutta una Ferrari, pizza, mare e sole, è piuttosto una penisola avamposto d’Europa nel mare Mediterraneo con oltre 60 milioni di abitanti che hanno bisogno di lavorare e non tutti possono aspirare a diventare bagnini o piloti di formula uno. Voglio fare una provocazione, ma se tutti i manager e gli imprenditori diventati ricchi, famosi e importanti negli anni passati grazie alle agevolazioni e contributi a pioggia dello Stato venissero “obbligati” a riportare in Italia le loro attività, non avremmo risolto una parte del problema disoccupazione?

Lo chiedo perché la cosa curiosa è che abbiamo avuto aziende indebitate per migliaia di miliardi con i loro proprietari e azionisti che navigavano nell’oro, vi pare una cosa normale che la famiglia “X” possedesse in soldi e titoli azionari la stessa cifra di cui era indebitata la loro industria? E non solo, quando sono in giro per il mondo criticano e scusate il termine “sputano” sul piatto dove hanno mangiato? Mentre noi stimo sempre a puntare il dito contro quel commerciante, piccolo imprenditore o qualche povero disgraziato che si arrangia con un paio di lavoretti in nero per tirare a campare, neanche fossero “terroristi” che attentano alla sicurezza dello Stato. E anche questo, vi sembra normale?

Il nostro Bel Paese non è finito in cassa integrazione per colpa loro (dei disperati), ma per gli amici degli amici e lo sperpero infinito di risorse per imprese fallimentari. L’Italia è ricca di cattedrali nel deserto inutili e incompiute, ma questa storia vi è stata più volte raccontata nei minimi dettagli da bravissimi e scrupolosi giornalisti.

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