• mercoledì , 13 dicembre 2017

Aspettando domani

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Erano gli anni dove si viveva meno di oggi, non esisteva il finto benessere costruito sul credito, ma per i volenterosi c’era la consapevolezza di un domani ricco di opportunità.

ascolta

A scuola l’impegno era massimo, così come era massimo il rispetto per i professori considerati davvero i mentori dei ragazzi che, attraverso il loro sapere, avrebbero avuto un’opportunità di vita migliore della generazione precedente (quella dei genitori).

Non so nulla del periodo tra le due Guerre che hanno scosso il mondo, ma so molto di quello che è successo negli anni Cinquanta, quando già si lottava per i diritti dei lavoratori.

Cosa offre il mondo di oggi ai ragazzi di oggi se non un futuro di finzione? La pazienza per un bacio conquistato nel tempo ora si consuma in pochi minuti distratti dal rumore del cellulare che ti avvisa dell’arrivo di un messaggio.

Si, il mondo di adesso ci offre la possibilità di una vita più comoda, o comunque più pigra di quella di allora, ma la qualità? Cosa pensiamo di quella qualità (di vita) che aveva le radici nella famiglia e nelle Istituzioni, dove i carabinieri si guadagnavano il rispetto delle persone che perfino si alzavano in piedi quando entravano al Bar perché rappresentavano lo Stato.

Qualcuno osserva che è come ammettere che oggi la classe che governa il Paese non vale allo stesso modo. Assolutamente si, non lo merita perché gli stessi politici partecipano al discredito delle istituzioni.

Una politicizzazione legata agli interessi di pochi, sacrificando soprattutto molti giovani, spinge ad un individualismo sfrenato che soffoca l’Italia. Nel tempo che viviamo forse c’è il godimento dell’attimo, ma manca l’emozione dell’attesa del giorno che verrà.

Nessuno pare più ascoltare le promesse, perché sembra che viviamo come non ci fosse più nessun domani da aspettare.

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