Alle urne, alle urne

Indossati gli stivali delle sette leghe, i partiti si stanno avviando al traguardo dell’urna elettorale, che il 4 marzo aggiudicherà l’alloro della fiducia ai politici che sono in gara per contendersi il privilegio di guidare il Paese.

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L’obiettivo è talmente ambito che anche se ci sono stati spintoni e sgambetti durante la corsa, le circostanze rendono ogni cosa (meno la volgarità e la violenza) giustificabile e comprensibile.

Ora sta agli elettori esprimersi e giudicare l’operato che riterranno meritevole di una rinnovata stima se dovesse prevalere il Centro sinistra, offrire una possibilità di cambiamento e premiare l’indiscussa novità rappresentata dal Movimento 5 Stelle, oppure tornare a quell’usato sicuro che pubblicizza il Centro destra di cui i cittadini italiani sanno tutto, o quasi.

In tutti e tre i casi gli elettori dopo il voto non potranno addossare ai partiti nessuna responsabilità o mancate promesse, perché sarebbe come lamentarsi se qualcuno ti promette in cambio di un euro che ti ha chiesto in prestito, dieci euro appena il giorno dopo: in quel caso in malafede è solo di chi ti ha prestato l’euro.

La metafora è per dire che le formazioni politiche si sono esposte così tanto fino a promettere interventi da capogiro, come decine di miliardi di riduzioni e concessioni di ogni tipo in cambio di un solo voto, quei testoni che ci credono è meglio che non vadano a votare!

I commenti sulla campagna elettorale sono molti e variegati, ma uno su tutti è l’affermazione che questa sia la partita peggiore giocata dai politici italiani da decenni, io non sono d’accordo su queste affermazioni perché ritengo che ogni competizione abbia le sue caratteristiche in base al periodo in cui si svolgono le elezioni e con i giocatori/candidati di cui dispongono.

C’è solo una cosa che francamente trovo esagerata, ed è quella di contestare, da parte di tutti i politici, la legge elettorale che loro stessi hanno appena approvato, sperando che la Corte Costituzionale, in un prossima ipotetica sentenza, la giudichi incostituzionale come la precedente.

A questo punto il parlamento neo eletto, entro i prossimi cinque anni, dovrà approvare un’altra legge elettorale e fare in modo che nel frattempo ci siano delle indispensabili quanto improbabili “convivenze” politiche per governare nel bene comune, e dovranno ancora una volta vessare l’elettore credulone, il quale non solo vedrà vanificata ogni promessa elettorale, ma sarà ulteriormente penalizzato al fine di favorire ulteriormente coloro che già godono di immensi privilegi.