• domenica , 19 novembre 2017

4.580.000 italiani vivono sotto la soglia di povertà

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L’Istat ci fa notare che poco meno di 5 milioni di persone vivono stabilmente sotto la soglia di povertà; le associazioni di volontariato hanno aumentato la distribuzione dei pasti ai nuovi poveri del 30% rispetto all’anno precedente; sono molti i cittadini italiani che non possono sostenere le spese mediche; altre statistiche ci raccontano delle persone diventate indigenti che si ammalano di tumore, le quali hanno una mortalità superiore del 40% rispetto a quelle benestanti. Infine, sapete cos’è la rete banco alimentare, o le mense popolari? Luoghi frequentati da parecchi liberi professionisti che hanno perso il lavoro, umiliati da una classe dirigente politica “molto” appiattita sugli interessi dei banchieri, e drammaticamente troppo “poco” su quelli dei nuovi indigenti del Paese. Questa escalation è attribuita alla crisi.

ascolta

 

Ma quali sono le emozioni che vive chi perde il lavoro? Perché c’è sempre un momento in cui cambiano le cose, l’attimo che ti cambia la vita, solo che non ne predi coscienza finché non lo vivi. Eppure lo sapevi, ti avevano avvisato, eri già stato raggiunto dalla lettera di licenziamento, ma fino a che non ti capita di entrare in  quella dimensione che è la perdita di te, esattamente come fossi stato raggiunto da un fulmine a ciel sereno: rimani scioccato dall’evento.

Si dice che dopo il dolore del decesso di una persona cara, di una malattia grave, segue la fitta della perdita del lavoro, quella sofferenza acuta di alzarti la mattina e non sapere cosa fare, l’aroma del caffè scadente ti prende alla gola mentre versi il latte per renderlo bevibile.

Fino al momento prima del licenziamento sei vivo, disperato, ma vivo, e perfino combattivo, poi, inesorabile, arriva il momento in cui ti alzi, fai colazione, ma non sai dove andare, con chi parlare.

Ti afferra alla gola quel sentimento di cui avevi sentito parlare, ma non conoscevi, una cosa completamente nuova, anche se già lo avevi ascoltato cento volte… ma quando capita a te, è un’altra cosa. É un’altra cosa nel senso che avevi abbondantemente sentito le storie dei pensionati costretti all’inattività, ma la tua è una situazione diversa perché non sei alla fine del ciclo lavorativo della tua vita, ma nel bel mezzo di quelle responsabilità di cui ti sei caricato durante l’attività: il mutuo, la macchina e pure la lavatrice.

Ma cosa ne sapevi che d’improvviso ti saresti trovato davanti alla tazza di caffellatte mentre giravi in continuazione il cucchiaino perché il momento fosse infinito.

Terminare una storia lavorativa succede, ma quando capita a te è un’altra cosa! Dover mettere insieme il pranzo con la cena, quando hai sempre pranzato e cenato, non è facile; con tutta la gratitudine per la Caritas che, insieme ad altre associazioni, si fa carico di quella solidarietà che ti aiuta a riempire lo stomaco in attesa di un lavoro che non troverai più.

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