• domenica , 25 febbraio 2018

La scuola è l’anticorpo contro le derive fasciste

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Siamo andati a scuola per una speranza, una prospettiva di vita diversa, migliore e finalmente il dopo Guerra sembrava dovesse segnare uno stacco netto con il passato per guardare ad un mondo un po’ più equo. Finalmente la società ci aveva offerto la possibilità di un primo lavoro uguale per tutti – L’Istruzione!

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Quando ci siamo misurati in questa disciplina ne abbiamo scoperto delle belle, abbiamo capito che l’impegno e il sacrificio pagavano rispetto al passato, e rispetto al passato non ci sentivamo più inferiori al ricco compagno di banco; ne ha guadagnato la collettività che si è arricchita di nuovi e bravi medici, ingegneri e architetti che hanno partecipato a far tornare la nostra Nazione un vanto e fino a competere col mondo intero, i quarti siamo diventati grazie a noi studenti, i quarti nel mondo.

Poi, d’improvviso, una mattina ci si accorge che il fascismo e il razzismo sono ancora fenomeni striscianti che in qualche modo, senza capirne le ragioni, permeano la società. Ma porca miseria, se una scuola tra le più prestigiose della Capitale, ammette e addirittura lo scrive che, comunque siano andate, o vadano le cose, la disuguaglianza tra ricchi e poveri è un marchio bestiame (per i poveri, si intende!) che limita lo sviluppo delle nuove classi dirigenti, allora di cosa ci lamentiamo?

Se la scuola pubblica, che dovrebbe essere il primo baluardo contro i pregiudizi, contro le diseguaglianze, contro la sopraffazione perché dovrebbe garantire il diritto al sapere, alla conoscenza e quindi alla possibilità di cambiamento senza distinzione tra poveri e ricchi, invece si culla nel prestigio di censo delle famiglie dei suoi studenti e ne fa il suo fiore all’occhiello, che cosa dobbiamo dire? Che siamo al fallimento culturale e civile? Speriamo di no, ma l’allarme deve essere fortissimo, anche perché la scuola è davvero l’antidoto per garantire la vita democratica di un Paese.

Senza tirarla troppo per le lunghe ci riferiamo alle polemiche sollevate dal rapporto di autovalutazione del liceo Ennio Quirino Visconti di Roma che, come citato da Repubblica, nel “curriculum” della scuola si legge, a proposito degli studenti: “Tutti, tranne un paio, gli studenti sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile”.

Il rapporto di autovalutazione è la carta di presentazione della scuola che ognuno può trovare, per tutti gli istituti italiani, nell’ottica ormai imperante della concorrenza tra scuole per ottenere più iscrizioni possibili – perché i contributi privati ormai sono diventati fondamentali – ecco che quell’accenno alla nazionalità degli studenti forse avrebbe dovuto attirare ancora di più rampolli di famiglie altolocate del centro storico capitolino. Poi, se nelle periferie ci sono studenti di origine straniera, con disabilità, che importa? E ancora si legge nel rapporto, oltre all’indicazione dell’assenza di stranieri e disabili: “La percentuale di alunni svantaggiati per condizione familiare è pressoché inesistente, e tutto ciò favorisce il processo di apprendimento e altro.

Il rapporto di autovalutazione che dovrebbe essere uno strumento per far crescere la scuola al suo interno, per sviluppare reazioni a criticità, che dovrebbe innescare una ricerca educativa più forte, diventa, almeno in questo caso, una piatta sequela di cifre e classificazioni che sembrano più adatte ad una azienda di nobili e pregiati formaggi puzzolenti che al luogo di formazione dei nostri ragazzi.

L’esempio della scuola romana che ha innescato la polemica è solo casuale e ce ne scusiamo perché molto probabilmente vi saranno altri istituti che seguiranno questo stesso curioso tipo di marketing per rimanere sul mercato e attirare nuovi iscritti. Ma utilizzare l’assenza di “studenti stranieri” e “studenti con disabilità” come elemento “vetrina” della scuola non promette nulla di buono per l’istruzione pubblica e il rispetto dei principi costituzionali sul diritto al sapere per tutti. Principi che partecipano a costruire gli anticorpi contro i fascismi di tutti i tipi; così come la scuola pubblica e laica che tutela contro la crescente deriva antropologica.

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