Europa venduta alla finanza ha fregato la povera gente

Il progetto europeo era nient’altro che una truffa continentale ai danni di quel ceto medio che aveva trovato un certo benessere dopo la guerra nei rispettivi Paesi, ricostruendo ogni cosa e conquistando quei diritti sociali che oggi gli sono stati tolti insieme ai risparmi.

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D’altronde, l’elezione a presidente della Commissione europea di Jean Claude Junker in quel disgraziato giorno di novembre del 2014 era nient’altro che una avvisaglia dell’accelerazione che ha portato allo sfacelo le economie dei paesi del Sud Europa a vantaggio di quella finanza rapace che a petto in fuori risiede nel Granducato del Lussemburgo. Una finanza, questa, che ha comperato il “socialismo con la erre moscia”, disinnescando la sua potenza riformatrice e democratica. I principi del socialismo europeo, non dimentichiamocelo, hanno reso grande l’Europa: un Continente ispirato su valori di democrazia, uguaglianza e libertà. Così come grandi erano gli uomini politici, come Mitterand ad esempio, che quei principi incarnavano.

Oggi quei principi sono stati svenduti, dimenticati, inquinati, persi. E sgomenti e ipocriti, gli stessi che hanno svenduto, dimenticato, inquinato e perso quei principi ora si chiedono come sia possibile che il populismo abbia fatto sue le rimostranze di quello che a suo tempo era la sinistra. In questo drammatico contesto sociale sarebbe bene interrogarsi su una situazione nella quale l’estremismo di destra sottrae alla sinistra i suoi stessi temi.

Il filosofo tedesco Jurgen Habermas, sostiene che solo una marginalizzazione tematica potrebbe togliere l’acqua al mulino del populismo di destra. Ci si deve chiedere perché i partiti di sinistra non vogliano porsi alla guida di una lotta decisa contro la disuguaglianza sociale, che faccia leva su forme di coordinamento internazionale capaci di addomesticare i mercati non regolati. Sempre secondo Habermas, l’unica alternativa ragionevole allo status quo del “capitalismo finanziario selvaggio” e al nazionalismo è una cooperazione sovranazionale capace di dare una forma politica socialmente accettabile alla globalizzazione economica. L’Unione europea una volta mirava a questo. Chissà, magari alla scadenza del mandato di Junker l’Unione politica europea potrebbe ancora essere in tempo a riprendere la missione interrotta!

I partiti che riservano attenzione al populismo di destra, piuttosto che disprezzarlo, non possono aspettarsi poi che sia la società civile a mettere al bando slogan e violenze di destra, afferma sempre Habermas. Nella sua analisi, si sofferma su quello che definisce “l’egomane Trump”, il quale con la sua disastrosa campagna elettorale ha portato alle estreme conseguenze una polarizzazione che i repubblicani, a tavolino e in modo sempre più sfacciato, hanno alimentato fin dagli anni Novanta; lo ha fatto però in una forma tale da far sì che questo stesso movimento alla fine sfuggisse totalmente di mano al Partito Conservatore che è pur sempre il partito di Abraham Lincoln. Questa mobilitazione del risentimento ha espresso anche le tensioni sociali che attraversano una superpotenza politicamente ed economicamente in declino.

Tornando in Europa, in questo desolante scenario, l’Europa si è venduta alla finanza e ha fregato la povera gente con la retorica basata sul fatto che sono settant’anni che il vecchio continente non conosce più guerre… A parte, ovviamente, il devastante conflitto nei Balcani, la primavera araba e la distruzione della Libia, tanto per osservare gli inquilini della porta accanto… Che razza di rivoltante ipocrisia!