Vagabondo, ma non troppo

Chissà che in fondo il vagabondo non pensasse che quel passato lasciato alle spalle sarebbe rimasto lì, immutato nel tempo. Era effettivamente così. 

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Ogni luogo dove aveva vissuto non era cambiato: i vicini di casa, la chiesa e il castello non erano emigrati altrove. Neanche le persone erano cambiate; anche se invecchiate. Anche quelli che erano andati via per lavoro o per amore, alla fine erano sempre tornate. Avevano mantenuto i rapporti: quei rapporti e quei luoghi che vengono chiamati “radici”.

Il vagabondo non ci pensa. In buona fede, indossato lo zainetto dell’egoismo, se ne va libero in giro per il mondo a eremitare. E cammina di luogo in luogo. Uno sempre diverso dall’altro. Mai lo stesso.

Quasi inconsciamente pensa che, una volta scelta la strada del ritorno, tutto sarà più facile. Perché ha lasciato le molliche del suo amore per segnare la strada del ritorno, per quando lo avesse voluto. 

Ma quella di Pollicino è una favola. Ogni tanto capita che il vagabondo, eremitando, non arrivi preparato all’appuntamento finale della sua vita. Capita che ci si svegli e ci si senta soli. Allora, quasi precipitosamente si torna indietro col pensiero, si rievocano ricordi, ma ci si rende conto di essere stati dimenticati e quel vagabondaggio sinonimo di libertà assoluta è diventato una prigione. 

Gli amici non sono più amici, i tuoi cari si sono dimenticati di te, le donne che hai amato si sono costruite un’altra vita. I luoghi che ricordavi immortali nel tempo hanno cambiato destinazione. Il bar dove mangiavi i diplomatici più buoni del mondo ora hanno le luci bianche come al cimitero e sono dello stesso colore dei visi orientali che li gestiscono, parlando una lingua che non è la tua lingua. In chiesa la messa viene recitata insieme ai fedeli dove ognuno ha un ruolo preciso, ma il prete ha perso quel fascino mistico che incantava la nonna.

Tutto è cambiato. Solo il vagabondo è rimasto lo stesso di sempre e non può raccontare le sue avventure, i colori del mare e dei monti. È rimasto lo stesso di quel giorno, quando pioveva a dirotto e scelse di condividere la stalla con gli animali che gli avevano fatto posto per dormire. 

Era questo che dispiaceva di più al vagabondo: non avere una platea dove recitare le sue avventure. Tutto è successo quando si è fermato per guardare dentro al suo cuore. D’improvviso, si è reso conto di non essere più libero, nè leggero. Si sentiva solo, senza radici e disperato per aver sprecato e disperso quell’amore che mai avrebbe pensato potesse morire.