Siamo giovani per circa un minuto e mezzo

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Spesso mi chiedo perché non diamo valore al tempo, prima lo rincorriamo per diventare grandi e poi tiriamo il freno a mano per fermarlo e perfino a volte ci aiutiamo a forza con tutte e due le mani pensando di arrestarne la corsa: un po’ come i piloti degli aerei che bloccano i loro bestioni volanti. Noi, invece, a differenza degli aeroplani, dopo l’ultimo minuto e mezzo di giovinezza cerchiamo di volare alla meglio, ma come Icaro puntiamo dritti verso il sole dove si scioglie il cerone che maschera la nostra età e precipitiamo.

Nessuno sa qual è il tempo che intercorre tra il momento della corsa e quello della frenata, ma autorevoli studiosi pensano che dal momento che finiamo di essere giovani e quello di iniziare il percorso della vecchiaia passa, approssimativamente, un minuto e mezzo. Un minuto e mezzo dove il cuore si ferma, il vento s’acquieta e la pioggia rimane immobile nel cielo, il sole al tramonto sfiora il mare e le nuvole rimangono appiccicate nel cielo come in una cartolina illustrata. 

Gli elefanti nella foresta smettono di bere e i leoni di cacciare, le frecce scoccate dal cacciatore si arrestano a mezz’aria pronte a ripartire. Tutto è quiete, il respiro si ferma per non consumare i secondi che rimangono. Un minuto e mezzo è pochissimo, ma anche il tempo di una vita intera ben spesa dentro un’intensità che non riusciamo a riporre nel cassetto dei ricordi. 

Quel minuto e mezzo che quando passa si porta con se ogni cosa, ma solo per permetterci di tornare a girare la clessidra del tempo che rimane per affrontare la corsa verso la vecchiaia senza ricordi di quello specifico momento: il minuto e mezzo di magia che accarezza ogni uomo e passa. 

Dobbiamo dimenticare le cose terrene come, per esempio, lo specchio, l’acqua e l’aria per entrare in sintonia con quel minuto e mezzo di vita. L’ultimo minuto e mezzo della nostra giovinezza è l’essenza, il culmine, il canto dell’uccello di rovo dove ogni attimo ci racconta che valeva la pena correre per arrivare il prima possibile all’appuntamento.  

Tutto è perfetto, dunque; in quanto dopo un minuto e mezzo non ti accorgi neanche che inizi a frenare come un pazzo e non ti dai neanche una spiegazione del perché lo fai. Ti ritrovi di nuovo a contare quei battiti del tuo cuore che per cento volte erano rimasti sospesi: tante sono le pulsazioni in un minuto e mezzo. 

L’intensità di altri momenti chiederanno ancora altre pause al cuore nel corso della vita: la prima volta che vedi tuo figlio e durante le emozioni più profonde. Ma quel minuto e mezzo di ultima giovinezza non avrà più possibilità di essere vissuto una seconda volta. Eremitare è cercare il bandolo della matassa di quel minuto e mezzo che siamo stabilmente giovani.