Quando non puoi aprire il cuore è meglio eremitare


La folla si incrocia sui marciapiedi delle città, un via vai continuo di pensieri, desideri, bisogni che quasi diventano materia. Ci passano vicino e noi non ci accorgiamo di nulla, soli in mezzo ad una marea di gente che ti scorre accanto come un fiume in piena.

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Ognuno pensa per se stesso, non vede l’ora di trovare un luogo dove sedersi per curiosare sul cellulare e, tremante, vedere se la sua richiesta di amicizia è stata accettata. Curioso che in mezzo a tante persone che puoi vedere, toccare e perfino sentirne l’odore, non ti viene in mente di aprire il tuo cuore a quel mondo che è proprio lì, davanti a te.

Mai stati così soli. Il calore dell’alito profumato che esce dalla bocca e si condensa come fosse un cirro, si alterna con i battiti del tuo cuore che non si accorge dell’amore di cui è circondato; ed è proprio quando accade tutto ciò che non ha più senso vivere una società rabbiosa. Una società che non solo non sa spiegarsi la ragione di così tanta acrimonia, ma anche che non sa ascoltare le sue stesse emozioni.

L’uomo sta perdendo il suo stato di uomo, sempre più simile a un codice a barre che a una persona, inconsapevole di non saper più vivere i sentimenti e aprire il cuore al mondo. Dio, che voglia di gridare!

In questo crocevia di corpi che si muovono come marionette, ogni tanto qualcuno prova ad aprire il suo cuore e vuota il sacco dei suoi pensieri addosso alla persona accanto che segue lo stesso suo percorso verso la periferia della città. Una persona che, a pensarci bene, quasi incontra tutte le sere. Sì, è lui, lo riconosco dal quel suo aspetto tirato che emana ansia da tutti i pori.

Il tuo consapevole egoismo, in quel preciso momento, ti invita ad aprire il cuore più per tranquillizzare te stesso che dare conforto all’essere stralunato che ti siede accanto. È la vittima ideale per scaricargli addosso tutte le tue frustrazioni e le tue ansie, ma il tuo compagno di viaggio, seppur stanco morto, capita l’antifona, fugge a gambe levate, per poi andare solo nella carrozza accanto.

Sono quei momenti in cui ti rendi conto che il suggerimento che volevi propinare al pendolare lo devi calzare su di te: prendi coscienza che è inutile aprire il tuo cuore in metrò. Forse è giunta l’ora di eremitare da quella società che deride, fugge, ti prende per pazzo solo perché ti affanni a comunicare all’antica, come un essere umano e non attraverso la rete, camuffando ogni cosa, dall’aspetto alla voce.

Ma d’altronde…ormai è successo. È successo che ogni volta che qualcuno tenta di aprire il suo cuore e aspirare l’aria fredda del mattino per soffiarla riscaldata dalla sua anima, ecco che viene scambiato per un alieno e subito si pensa di chiamare la NASA – via Skype – per denunciare un essere dalle sembianze umane, che poi saresti tu mentre cerchi amicizia come si faceva una volta: guardando le persone in faccia con la speranza che il tuo amore venga recepito.

Ecco, dopo tanto vagare in mezzo alla gente prendi coscienza che nessuno capisce che vuoi aprire il tuo cuore; persone che non comprendono perché non lo metti in rete con un emoticon pulsante e pure illuminato, che è molto più comprensibile del tuo agitarti come un cavernicolo.

Ma sì, dai che il cavernicolo lo faccio davvero e mi vado a isolare dal mondo pur rimanendo nella stessa città, nella stessa casa e magari nella stessa stanza come fanno i giovani hikikomori che si sono autoesclusi, proprio come stai cercando di fare tu. Anche loro non sono riusciti a comunicare il loro amore, aprire il cuore al mondo e alle persone care. È da qui che nasce la scelta di eremitare.