Non posso eremitare

“Non posso fare diversamente”, è questo che ci rovina la vita: alzarsi la mattina con l’idea che dei tanti impegni che ci aspettano non è assolutamente possibile scegliere quelli che ti piacciono.

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Siamo così schematizzati, così marionette di noi stessi che, azionata la carica e iniziata la giornata, ci troviamo su quel treno puzzolente per andare al lavoro, o sulla strada in mezzo a mille pazzi come te che hanno messo in moto l’auto, già alle prime luci dell’alba, per raggiungere quegli luoghi affollati dove siamo assegnati a portare sulle spalle microscopici pezzetti di grano in un grande magazzino per conto di qualcun altro. Ma a noi cosa rimane se non quei rimasugli rancidi spacciati come compenso per il lavoro svolto?!

È così via, di “non posso” in “non posso”, si fa sera. Poi si fa giorno e tutto ricomincia.
Intanto, mentre mettiamo 10€ di gasolio o facciamo il biglietto nella macchinetta della stazione che il più delle volte non funziona, si comincia a fare strada il pensiero di eremitare, di mandare al Diavolo ‘sta vita del piffero senza prospettive di futuro.
Quando ci rimettiamo sulla nostra auto Euro3, che in molte Regioni hanno reso fuori legge, piano piano si fa strada la speranza. Affiora improvvisa quella luce che avevamo confuso con le tante albe noiose, con i raggi di sole che ti penetravano gli occhi con il rischio di mandarti a sbattere, altro che l’alba romantica vista al cinema dove lui e lei si “magnano” l’ananas con i piedi nell’acqua tropicale.

La signora è il signor “non posso”, nel nostro racconto, di tropicale hanno il caldo della macchina senza aria condizionata o in treno fermo in mezzo alla campagna che aspetta di entrare in stazione, per lasciare il passo ai potenti locomotori dei tanti Frecciarossa che trasportano freschi e riposati i tuoi datori di lavoro, i quali vanno a contare i pezzetti di grano che hai consegnato il giorno prima: perché quello spione del drone ti ha fotografato mentre andavi a fare pipì.

Il non posso eremitare, chissà perché, alla fine prende sempre il sopravvento e ti fa correre dal padrone, di novecentesca memoria, per chiedergli scusa di aver trasportato un chicco in meno e prometti che la pipì, da oggi in poi, non potendoti permettere la spesa, la farai nel pannolone usato del nonno.

Ecco, nonostante questo, ti ostini a non eremitare. Ti ostini ad essere assunto con un messaggio su facebook e sempre con un altro messaggio su facebook ad essere licenziato. Tutto per comperarti quel telefono di ultima generazione che puoi attivare solo tu, dopo aver scannerizzato il culo e memorizzato il tuo odore; telefono che poi userai per avere informazioni su altre assunzioni o magari per scaricarti l’app che, in base all’algoritmo, ti dice quando, dove e come lavorare, ovviamente sempre ammesso che tu abbia una bicicletta e la giusta salute, all’alba dei cinquantanni, per fare il rider.

È dunque questa la vita che vogliamo? Ma per dindirindina! Possibile che nessuno senta il bisogno di eremitare? Prevarrà sempre il “non posso”?!