Là dove è possibile partecipare alla vita

Leggendo lo scritto di un vecchio saggio ho aperto lo sguardo all’orizzonte, tutto intorno era luce e colore, e poi i profumi trasportati dal vento inebriavano le mie narici e i suoni dell’eco giocavano con la mia stessa voce che chiamava le aquile perché mi trasportassero da una cima all’altra dove cambiava la prospettiva del paesaggio.

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Ecco che, inaspettatamente, mi sono ritrovato ad usare parole come facessero parte di un bagaglio culturale che non ho; infatti, la prospettiva è termine del pittore che vuole fissare le immagini di un panorama attrezzato di tavolozza, una tela, un paio di pennelli consumati dal tempo ma soprattutto tanti colori.

È nella semplicità che riordiniamo le idee fino ad utilizzare di nuovo il linguaggio che conoscevamo – solo frenato da una società inquisitrice – per questo lo avevamo rimosso nel timore di essere giudicati.

Spesso si fugge dalla vita di tutti i giorni perché non ci sentiamo più attrezzati ad affrontare una comunità aggressiva e ipocrita, o magari attenti non lo siamo mai stati e presi dalle giornate frenetiche non ci avevamo fatto caso.

Fatto sta che molti di noi se ne vanno, fuggono a gambe levate da quel certo tipo di imbecillità la quale ha mangiato il cervello a quelle persone che sembrano vivere come barbari vestiti dei panni di una ipocrisia inquisitoria: 

“il Paese è stato contagiato e si è diviso in due Italie, quando appena inciso da un coltello affilato si è spaccato a metà come un cocomero maturo”.

Fisico, età e salute non consentono più di partecipare a auspicabili moti rivoluzionari, quindi non rimane che salire in alto con l’ultimo respiro rimasto per prendere di nuovo fiato e godere della lettura del vecchio saggio; nelle pause è sufficiente alzare appena lo sguardo perché i cinque sensi trovino finalmente pace nella bellezza di quella natura cantata dai poeti, dipinta dai pittori e forgiata dagli scultori, oltre ad essere stata suonata dai compositori più famosi.

Rinunciare a tutto questo per un po’ di “prosecco” in più non ne vale davvero la pena!