La nuova casa nel bosco

Quando decisi che era giunto il tempo di lasciare la casa dove mi fingevo felice, fu come far pace con un passato che tornava sempre vivo e implorante. Improvvisamente, tutto mi è apparso chiaro. Desideravo vivere consapevolmente e affrontare solo i fatti essenziali della vita per vedere se potessi imparare da essa  qualcosa, cosicché non potessi trovarmi a scoprire di non aver vissuto affatto.

ascolta



Non volevo continuare a condurre quella che forse non era vita; il vivere ha un altro prezzo, e io non volevo vivere con rassegnazione a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere in profondità ed entrare nel midollo della vita. Vivere in maniera così vigorosa e spartana da escludere tutto ciò che non fosse vita; mettere la vita in un angolo e ridurla alla sua espressione più semplice. E se si fosse rivelata meschina, volevo trarne la sua genuina meschinità e mostrarla al mondo; se invece si fosse dimostrata sublime, volevo conoscerla per esperienza diretta e poterne parlare con cognizione di causa.

La maggior parte degli uomini conduce un’esistenza di quieta disperazione. Ciò che si chiama rassegnazione è una disperazione cronica. Ma è una caratteristica della saggezza non fare cose disperate.

Viviamo miseramente, come formiche. Sprechiamo la nostra vita in minuzie. Ascoltiamo persone che ci lodano anche se poi il loro scopo è un altro. Un uomo onesto ha raramente bisogno di contare più delle sue dieci dita e, in casi estremi, può aggiungere le dita dei piedi e gettare il resto alle ortiche. Fate in modo che i vostri affari siano due o tre e non cento o mille; invece di un milione, perché non contare fino a sei e tutti i conti staranno sull’unghia del pollice sinistro.

Lo società stessa, con tutti i suoi progressi, sono tutti esterni e superficiali, si è trasformata in una entità pesante, intrappolata, rovinata dal lusso e dagli sperperi, dalla mancanza di riflessione e degli obiettivi degni, così come lo sono milioni di famiglie che restano sospese alla rassegnazione.

Perché dovremmo continuare a vivere con tanta furia è tanto spreco di vita? Perché ripetersi ogni giorno per convincersi con un “tutto bene, madama la marchesa”?

Ecco perché diventa utile non lasciarci sviare da ogni guscio di noce e da ogni ala di zanzara che cade sulla nostra strada. Lasciamo che la gente si dimostri per quello che è, tanto nessuna cambierà mai, meglio che se ne vadano senza trombe. Lasciamo che le campane suonino e i bambini piangano. Perché dovremmo cedere alle pressioni e lasciarci trascinare dalla corrente? Se la campana suona dovremmo metterci a  correre?

Affondiamo pure i piedi nel fango e nel guazzabuglio delle opinioni, dei pregiudizi, delle delusioni e delle apparenze, finché non ci accorgiamo di aver trovato un fondo solido e roccioso che potremmo chiamare “libertà” e dire: questo esiste, senza possibilità di errore.

Nessuno in apparenza era più povero degli antichi filosofi; eppure nessuno era tanto ricco di qualità interiori. Non si può osservare con imparzialità e saggezza la vita umana se non da quella posizione vantaggiosa che potremmo definire povertà volontaria.

E nessuno è mai diminuito nella mia stima perché aveva una toppa nel vestito, ma l’ho persa quando gli ho dato vestiti nuovi e diventato ricco, mi ha tolto il saluto dimostrando di non più avere la coscienza pulita. Ma poco importa, ormai la strada è segnata.

Perché mai dovremmo avere tanta fretta disperata di riuscire a piacere a tutti e farli anche felici? Se uno decide di cambiare passo forse è perché sente una musica diversa. È giusto che segua la musica che sente, anche se lontana o ha una cadenza diversa, perché bisogna ricordare che si può giudicare solo se stessi. Meglio vivere nella nuova casa nel bosco.