• mercoledì , 13 dicembre 2017

Io, spaventapasseri

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Per usare un linguaggio universale (vfc) devo dire che quando mi è balenata l’idea di eremitare non avevo un piano preciso, una strategia particolare, ma solo una gran voglia di mandarmi e mandare al diavolo il mondo.

ascolta

 

Capisco che il Diavolo di Angelo che si manda al diavolo può sembrare un bisticcio di parole, una contraddizione, invece, non lo è affatto; o meglio lo è, ma anche non lo è. Insomma, non riuscivo più a tenere a bada i miei sentimenti tanto ero irritato. Dentro di me c’era una lotta pari a quella di Brancaleone quando con lo spadone menava fendenti a destra e a manca per duellare fuoribordo con “lo cavaliere” che non c’era, c’era invece il campo di grano, che dopo il combattimento pareva fosse stato arato da un aratro vero. Dopo “lo duello” con le messi dorate mi è apparso all’improvviso lo spaventapasseri rimasto in piedi nonostante l’insolita mietitura, ma non mi ha fatto paura perché l’ho visto in tutta la sua fierezza, orgoglioso di svolgere il suo lavoro infilzato da un manico di scopa ben piantato a terra. Anzi, ho trovato il pupazzo vestito di paglia e stracci buffo e tenero allo stesso tempo al punto che gli ho detto: “ma chi volevi spaventare con quella faccia da buono!”. Ecco, eremitare, che lì per lì sembrava un ripiego, una invenzione del momento, ha iniziato a farmi riflettere sulle cose della vita, ai valori, all’amore, a quella serenità che mai avrei pensato di provare quando mi sono specchiato e identificato nel ruolo dello spaventapasseri. E da quel momento, complice lo spauracchio e grazie alla decisione di eremitare non mi ha più sfiorato l’idea di mandare “affan…” nessuno.

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