• domenica , 19 novembre 2017

Intricati sentieri dell’eremitare

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È difficile che capiti a noi eremiti contemporanei di patire a lungo la sete e la fame, di passare una notte all’addiaccio sotto un cielo gonfio d’intemperie. Assurda l’idea di doverci difendere dall’assalto di una bestia feroce, o di dover controllare prima di coricarci che nel nostro spartano giaciglio non si sia insinuata una serpe. I pericoli che affrontiamo nell’eremitare dei nostri tempi sono più insidiosi e i dolori a cui ci espongono di difficile lettura.

L’eremita in senso stretto, nella sua solitudine, non dovrà preoccuparsi di essere ferito da altre persone e di ferire a sua volta gli altri. È per definizione lontano, nel bene e nel male, dal contatto umano. Al contrario, a noi capiterà di tanto in tanto di farci male, e di fare male. Ognuno ha il suo percorso, la sua storia, e talvolta due eremiti fanno un pezzo di strada insieme, si sostengono l’un altro lungo il cammino.

Tuttavia i sentieri di questa foresta sconfinata sono infiniti, e si intrecciano, si biforcano, si interrompono bruscamente in una radura, si perdono in un groviglio di fronde e rami. È un raro miracolo che i percorsi di due eremiti coincidano dall’inizio alla fine. Talvolta uno incespica e rimane indietro, talvolta è lui stesso a correre in avanti, talvolta imbocca un sentiero convinto di essere seguito a passo a passo e voltandosi si scopre da solo, talvolta è lui stesso a dileguarsi a passi leggeri nel cuore della notte per ritrovare la propria strada. È inevitabile.

Conta tuttavia ricordarsi che poche, pochissime, sono le persone che fanno male con malizia, per rancore o ripicca. Non voglio entrare nel complicato dibattito sull’etica e lo stato di natura – anche ammettendo che l’uomo fosse un lupo per gli altri uomini nella sua condizione originaria, sarebbe innegabile che abbiamo fatto passi da gigante per arrivare dove siamo. La mia è una considerazione più banale e diretta: se scrutando in noi stessi e indagando sulle motivazioni dietro le nostre decisioni non riscontriamo la volontà di far male, perché dovremmo supporla negli altri?

Rispettiamo la libertà altrui tanto quanto esigiamo il rispetto della nostra, e doniamoci l’un altro fiducia e supporto. Anche solo per un mero calcolo utilitaristico, se ci si lascia guidare dalla diffidenza si rischia di disimparare a sostenerci con gli altri eremiti che incontreremo nel cammino, rendendoci la via più faticosa e greve. Poi, non è detto che nelle varie peripezie della nostra ricerca non si possa incontrare di nuovo a qualcuno a cui avevamo detto addio, e nulla ci vieterà quel giorno di riprendere il cammino insieme.

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