Intanto è Natale, ma non per tutti!

 

“La mia vita si è fermata, ma nessuno se ne è accorto”, è la frase che moltissimi uomini pronunciano quasi sottovoce, mentre ormai rassegnati e passandosi la mano nei capelli prendono coscienza che stavolta non rimetteranno più in moto il loro cammino lavorativo, non saranno più utili a loro stessi, alle famiglie e alla collettività. Ed è in quel momento che si rendono conto di essere soli, perché davvero nessuno si è accorto che la loro vita si è fermata.

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Improvvisamente prendono coscienza che ci sono le rate da pagare, il mutuo, la scuola dei figli, l’assicurazione e per quanto cerchino di far fronte ad una scadenza si rendono conto che devono rinunciare per pagarne un’altra più urgente.

Prima di abbandonarsi alla sorda disperazione hanno girato sorridenti di azienda in azienda certi che il curriculum non li avrebbe abbandonati; ma poi giorno dopo giorno, colloquio dopo colloquio, capiscono che sono fuori dal circuito e non rientreranno in gara.

Vuoi perché avevano troppa esperienza, non più giovanissimi e l’aspetto simpatico, vuoi perchè ogni volta alle grandi strette di mano si accompagnava solo l’indifferenza, fatto sta che non c’era più spazio per loro, nemmeno a metà paga. Intanto, i soldi della liquidazione di quell’impiego che credevano fosse per sempre stavano per finire e solo a costo di vendere anche la casa si poteva tirare avanti per un po’. Ma per andare dove?

In quel momento, non ci resta che eremitare: abbandonarci ai propri pensieri, mentre ci distacchiamo dal mondo dei problemi e delle preoccupazioni: cosa ci ha spinti in questa situazione? Di chi è la responsabilità? Come andare avanti?

E nel mezzo di un’epifania, nel pieno di una lucida consapevolezza acquisita, capisci che non può andare avanti così, che serve un giro di boa, qualcosa cui aggrapparsi per poter ripartire. Per poter ricominciare. Per non dichiarare al mondo di aver fallito!

La cosa più dura era fingere con gli amici e mentire sul prossimo e brillante lavoro che non arriverà mai più; e poi, rimasti indietro di un paio di rate, per quanto tempo avrebbero ancora potuto simulare e frequentare il circolo? Pensieri marginali che passano per la testa perché non c’è ancora confidenza con la nuova situazione.

Nel frattempo, il mondo tutto intorno frana, le certezze diventano incertezze e l’autostima crolla vertiginosamente; in casa la moglie chiede come fosse andato l’ultimo colloquio di lavoro e lascia le bollette da pagare sul tavolo della cucina mentre frettolosamente accompagna i figli a scuola.

“Accidenti – realizzi in un momento di lucidità che il tuo eremitare ti impone – la mia vita si è fermata, ma nessuno se ne accorge”.

Nessun dramma, per carità, solo rassegnazione per essersi iscritto, suo malgrado, nel club dei disoccupati, quel ceto medio disperato che in Italia sta soffrendo oltremisura. Sei lì perplesso che rifletti quando il vicino di casa salutando dice che ti aspetta al golf per una partita, ma non sa che hai appena venduto la sacca a un rigattiere.

L’eremitaggio consapevole è interrotto dall’amico che ti fa un cenno con la mano a mo’ di saluto. Lo vedi partire con l’auto appena venduta al commerciante dietro l’angolo e metti l’assegno in tasca per coprirne un altro con cui avevi pagato la retta della scuola.

Tua moglie, finalmente cosciente della situazione, ti prende amorevolmente sotto braccio e dice “non preoccuparti, vedrai che presto ne compreremo una più bella”! Ma sarà così? Davvero la classe media avrà un’altra possibilità di vita? Intanto è Natale, ma non per molti!