Il pentimento non ha confini di pensiero

 

“Non mi dire quanto sei educato o colto, dimmi quanto hai viaggiato” (Maometto)

La citazione attribuita a Maometto spalanca le porte dell’ipocrisia, da sempre tenute socchiuse, diventa considerazione e ragionamento nel ripensare i comportamenti del mondo d’Occidente che ne hanno fatto una virtù.

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Viaggiare – sottolinea il Profeta – illumina il pensiero e apre la mente, favorisce il rispetto delle altre culture e dei popoli che si incontrano. Quanto più distante, quindi, da ogni fanatismo religioso, compreso quello degli eserciti cristiani che, di crociata in crociata, hanno conquistato terre o oppresso ogni popolo che incontravano nel loro cammino, per terra o solcando il mare, con in testa i Gesuiti che agivano in maniera violenta, convinti che il loro Dio fosse più Dio degli altri.

Il viaggiare di Maometto certo non ha nulla a che fare con la nostra contemporaneità, ovvero con lo scorrazzare per il mondo come turisti-flâneur fai da te, che scelgono, tra le tante, una catena di alberghi internazionale, acquistano viaggi in compagnie low cost e mangiano nei McDonald’s, vivono lo stesso Safari con lo stesso leone che viaggi sul loro stesso aereo, per i tanti impegni che lo reclamano ora in un continente, ora nell’altro a dar spettacolo ai turisti. Un  vecchio leone che riconosci subito dal Rolex che ha sulla zampa sinistra e quando è in pausa, beve Coca-Cola.

Ecco, il Profeta certo non pensava a questa evoluzione post-moderna e alla promiscuità di uomini e luoghi che hanno perso ogni carattere di autenticità e originalità, diventando globali. Egli guardava il suo tempo come fosse il solo tempo e, pensando al futuro, aveva già previsto che solo il rigore nei costumi, della preghiera e delle tradizioni, avrebbe preservato la cultura dalla corruzione e dall’involgarimento.

Certo, capiva che sarebbe stato un conflitto infinito e per certi aspetti irrisolvibile, perché quei pensieri non solo li aveva vissuti, ma condivisi per tantissimi secoli. Da lì, il suo pensiero era diventato una premonizione che lo faceva viaggiare dentro la sua saggezza, capendo che le esperienze degli uomini sarebbero state riportate fedelmente nel tempo a venire, in quanto altri uomini avrebbero potuto vedere con altri occhi e le parole sarebbero diventate scrittura al punto di far apparire i suoni e i profumi così sviluppati da ascoltarli come se quei luoghi e quelle culture le avessero davvero viste e vissute.

L’ipocrisia si è sviluppata in una sua autonoma e seconda generazione proprio in quel momento, come a rendersi conto che tutti hanno ragione e nessuno ha ragione.

L’evoluzione del pensiero è tale perché non ci sono barriere che possano limitarlo; semmai la limitazione è nell’esprimerlo. Forse è lì che Maometto ha dovuto prendere posizione ed infine esprimersi, certamente non perché non riconoscesse l’arte del sapere e del tramandare i viaggi di generazione in generazione.

L’illuminazione è nel Profeta, e non c’è un Profeta più Profeta di un’altro; loro, i profeti, lo sanno bene e quando si incontrano capiscono di avere quasi tutto in comune, meno l’intensità dell’ipocrisia che varia a seconda di dove si pratica il culto. Perché solo in punto di morte il pentimento non ha confini di pensiero, in quanto tutto svanisce.