Evviva, anch’io posso fare l’eremita

Mi sono sempre chiesto quanto costa fare l’eremita, l’anacoreta, l’asceta. Insomma, a conti fatti prendi l’aereo vai in Nepal, vitto e alloggio, pensavo davvero di non potermelo permettere, e invece…

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Una vita sempre più soffocante, la società che ti circonda è diventata insopportabile, e tanta confusione di notizie che non riesci più a codificare; tutto questo molto spesso spinge l’uomo al desiderio di isolamento da quello che lo circonda, fino a cercare la solitudine e, a volte, perfino l’oblio!

La cosa più economica per scappare è attaccarsi al collo della bottiglia di vino per arrampicarti sulla vetta dell’illusione e, per chi se lo può permettere, fino ad arrivare alle droghe più sofisticate. Siamo nella fase dove nessuno vuole insegnare nulla, se non vendere la finzione di vivere la libertà da ogni cosa che ci ruota intorno: un po’ come prendere un’aereo e lasciare il cellulare a casa! Benvenuti nel Pianeta della semplicità!

A volte mi chiedo se le persone che decidono di percorrere la strada per eremitare ne hanno tentate altre, perché sembra che il percorso sia stato complicato. Ecco, vorrei pensare all’eremitaggio come andare in vacanza e non pensare a nulla, se non trovare quella pace che sono certo avere dentro di me. Riflettere sulla natura e sulla essenza della vita, poi i colori, i profumi dei fiori e il vento che ne trasporta l’aroma. Che meraviglia se ognuno di noi potesse riappropriarsi del sorriso che gli era proprio da bambino.

Quello che mi piace dell’eremitaggio è la essenzialità del significato semplice della parola stessa, una parola che – chiunque lo desideri – potrà approfondire come ritiene più liberatorio per la sua persona dentro quella società opprimente che vuole abbandonare: almeno per un po’. Un eremita, dunque, che vive per sua scelta, e in una certa misura, in isolamento dalla gente.

Una sorta di tossicodipendenza da bottiglia di vino, come dicevo prima. Molti vorrebbero vivere da eremiti così: come fosse il primo stadio di isolamento, senza tante complicazioni. Un’eremitaggio con la sua storia, la sua cultura, la sua terminologia, non è più una vita da eremita, ma un rompicapo. Dopo essere fuggito da una società complicata nessuno vuole tornare ad avere il mal di testa mettendo in crisi il suo tanto desiderato momento di pace.

Magari pensando se ciò che sta vivendo è una scelta spirituale oppure di solitudine, di contemplazione, di ascetismo e, ancora, se è vero che tutto questo nasce in Oriente ti senti in colpa perché Induista piuttosto che Taoista e perfino Buddista: ma tutto questo è un’altra cosa rispetto a ciò che molti desiderano.

Il nostro essere eremiti è una veloce via di fuga senza tante paranoie mentali, al punto di scappare sulla collina dietro l’angolo di casa; senza telefonino a guardare il tramonto per disintossicarsi delle scorie del giorno trascorso in mezzo al nulla.

E via fino a concedersi, a volte, una giornata sulla spiaggia in pieno inverno a respirare il mare. Il mio eremitare è mandare al diavolo il mondo e farmi compagnia da solo.