Eremitare dall’avidità, effimera debolezza della vita

Quello che rende l’uomo schiavo di un altro uomo non è tanto la violenza, quanto quella coercizione psicologica esercitata su chi, per avidità, si rende servile nei confronti di persone che si ritengono  indispensabili per raggiungere fama, gloria e denaro.

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Dunque, l’avidità: il desiderio ardente, quasi smodato di denaro, fama, onori e qualsiasi altra cosa ritenuta irrinunciabile; tutto questo ci rende succubi di persone che pensiamo utili a raggiungere la meta ambita.

Per questo è pensiero comune che i bramosi, molto spesso anche vanitosi e narcisi, siano disposti ad esibirsi nelle ipocrisie più sfrenate. Quello che irrita è l’eccezione che conferma la regola; irrita quel tipo di individuo che pur sentendosi gratificato per il risultato, manda al Diavolo quel mentore che si rimira nello specchio della presunzione convinto della sua intelligenza.

La vera intelligenza, spesso confusa con la furbizia, è capire che ogni uomo desidera ciò che possiede l’altro uomo e per avidità, per raggiungere lo scopo è disposto a subire le peggiori mortificazioni.

Le persone che diventano immuni sono quelle che adesso vivono la vita come un gioco, un momento di passaggio dove tutto ciò che occorre è una maglietta di ricambio, uno spazzolino da denti e un po’ di allegria; scappano dai depressi, dai secchioni e dagli ignoranti per eremitare lontano dall’avidità, effimera debolezza della vita.