Eremitare dal linguaggio violento

Si rimprovera al popolo un linguaggio sempre più volgare, ma non ci si chiede mai da dove derivi questa irriverenza lessicale; non ci si chiede se è una qualità costitutiva della mala educazione ricevuta, oppure provocato dalla rabbia, dalla disperazione, dai soprusi del Re.

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Sociologi e opinionisti si sperticano in dichiarazioni sul fallimento delle agenzie educative, scuola e famiglia in primis, all’insegna di “che roba, madama la Marchesa, dov’è finito il bon ton di una volta?”. D’altra parte, c’è chi fa del disagio e della rabbia sociale la giustificazione per ogni spregio operato nei confronti della cultura democratica.

I volti incipriati televisivi rimproverano con asprezza i cittadini “insofferenti” che vorrebbero in fila e ordinati alle mense dei poveri col cappello in mano a baciare le mani di chi gli porge loro un piatto di minestra. La buona educazione, dicono, non ha nulla a che vedere con l’impoverimento.

Beh, vi sorprenderò, ma hanno ragione, perché di “baciaculo” in “baciaculo” ci si costruisce un futuro. È così che hanno fatto carriera i nobili che sono diventati sempre più ricchi e potenti, e persino la borghesia ottocentesca ci è andata a nozze, ordendo quelle rivoluzioni che hanno permesso ad altri Re di usurpare i troni finanziari del mondo.

C’è un popolo oggi, quello degli impoveriti, che vorrebbe eremitare esattamente là dove era prima; vorrebbe riavere la casa pignorata sperando di ritrovare il caminetto acceso. Vorrebbe tagliare l’erba del suo piccolo praticello di pochi metri quadrati come faceva una volta e, soprattutto, vorrebbe far tornare il figlio all’università, oggi imbarbarito e magari diventato bullo perché non studia e non lavora.

Ecco, questo popolo ha trovato il suo modo di eremitare protestando, un po’ come come i gilet gialli in Francia, ma con l’aggiunta tutta italica di un linguaggio scurrile e violento.

Eremitare è un percorso curioso, permette ad ogni uomo di trovare la sua dimensione di vita, di non restare sopraffatto dalla rassegnazione e dal cinismo, per poi ritrovarsi chiuso nel recinto dell’impoverimento, dove i pochi custodi della ricchezza del mondo, scientemente ma stupidamente, hanno gettato la chiave.

Così facendo hanno tolto la speranza e, ancora per adesso, gli impoveriti si esprimono solo con parole violente, ma ben presto passeranno alle azioni, quelle stesse jacquerie che sono ancora circoscritte in alcune zone europee, un po’ a macchia di leopardo. Ci auguriamo che tutto ciò non sfoci in violenza distruttrice, ma in un eremitare capace di cambiare lo stato di cose.

In ogni caso, in questo momento, meglio che gli altezzosi “visi incipriati” si facciano da parte, non si atteggiano a moralizzatori e parlino d’altro. Meglio, cioè, che eremitino anche loro. Meglio per loro, ovviamente.