Eremitare dai rumori di fondo

Ho sempre pensato che i ronzii degli insetti fossero un rumore che irrompe nel nostro sonno. Mosche e zanzare agitano il riposo. Poi è la volta di fruscii, mormorii e chiacchiericci che intorbidiscono quella serenità che faticosamente abbiamo conquistato.

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I rumori di fondo ci distolgono dalla concentrazione e complicano la vita, perché ogni cosa semplice è inquinata dalla stupidità e non ci riferiamo al vento, alla pioggia e al canto della pigra cicala che si gode l’estate, ma all’inquinamento di parole lontane che fanno scricchiolare le legittime ambizioni di ogni essere umano.

I rumori di fondo sono nient’altro che il vociferare dei “si dice” su basi di proverbi che hanno sempre giustificato il vigliacco infangare di vite preziose come “dove c’è fumo qualcosa brucia”: quando magari è solo quell’idea di nebbia che sorge dalla terra umida della notte appena scaldata dal primo sole.

La maggior parte di essi sono rumori di fondo che tarpano le ali alla spontaneità di essere se stessi, fiduciosi di una vita da percorrere col sorriso e non col coltello tra i denti come vorrebbero i pettegolezzi di coloro che camminano nella penombra per lanciare il sasso non essendo visti.

Eppure, è con il primo vagito che cantiamo alla vita tutta la nostra gioia e già pensiamo a castelli di sabbia costruiti con la fantasia della più profonda illusione per fuggire proprio da quei rumori di fondo che già aleggiano in sala parto. Quando la donna delle pulizie all’esterno dell’ambulatorio fa serpeggiare negli altri piani dell’ospedale che non somigli a tuo padre.

Non c’è nessuna difesa da questi rumori di fondo che colpiscono con un eco di ritorno così lungo, dove non riuscirai mai ad individuare la provenienza della voce, perché chi ha pronunciato le parole è già tornato nel grigiore della sua esistenza.

Ecco, allora, che è proprio nei castelli di sabbia che possiamo eremitare ed essere felici, proprio come pensavamo appena nati.

Opera in cover di Sofía Bonati