Eremitare dagli amici che non sono amici

Dal titolo sembra più uno scioglilingua che l’inizio di un racconto ambizioso, una di quelle esperienze di vita che ti spingono a eremitare da quei contesti sociali ipocriti e disonesti. 

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Dunque, la disonestà intellettuale; quella che tende ad emergere con prepotenza in ogni essere umano: nessuno escluso, ovviamente compreso il sottoscritto! 

La fuga è complicata in quanto la soluzione non è quella di scappare a gambe levate dal contesto sociale, piuttosto che da amicizie che alla prova dei fatti ti accorgi non essere tali, ma da se stessi: quel nemico perfido che alberga costantemente, e non richiesto, dentro di noi, il quale ci accompagna nel nostro quotidiano.

Eremitare, o tentare di farlo, in questo caso è doveroso perché ne va della qualità della nostra stessa esistenza; ora non è detto che si riesca, però vale la pena provarci. 

Per carità, nulla di maniacale, ma con la consapevolezza che comunque vada l’eremitaggio sarà un successo, perché l’esperienza ci avrà aiutato a distinguere le amicizie e se poi ti accorgi che sei solo, meglio così: tanto quelli che ti giravano intorno erano solo gazze ladre le quali ti sorridevano finché luccicavi.

Eremitare, non è solo contestazione e fuga, ma soprattutto riflessione che non necessariamente necessita di un luogo a mezza costa in Himalaya, piuttosto che nel Sahara o su un’isola deserta. 

È possibile eremitare anche quando senti qualcuno che ama ascoltare la sua voce e parla, parla in continuazione, ed è lí che si affina la tecnica di fissare in faccia il rompipalle e pensare ai fatti tuoi: viaggiare lontano in mezzo a colori e profumi della natura, quasi a vederli e sentirli. 

Eremitare è un’educazione mentale, non una gita fuori porta che sempre di più fanno le persone perchè va di moda; ed eccoli nel convento dei frati dove ti chiedono un’offerta che solitamente costa come come una vacanza a Monte Carlo: dove ti rifiuti di andare perchè trovi gli amici che non sono amici!