Eremitare da un tempo che non è il mio tempo

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Dopo aver sognato e combattuto epiche battaglie per avere fama, gloria e soprattutto danaro, mi sono svegliato e ho preso coscienza di aver perso. Ma non siamo più nell’Ottocento: nessuno mi ha concesso l’onore delle armi. Sono stato dimenticato sul campo a guardare il cielo dove già si addensano corvi minacciosi e sullo sfondo nuvole cariche di pioggia.

Lì per lì ho pensato che l’acqua avrebbe lavato le mie ferite e tolto l’odore acre della polvere da sparo che ancora era nell’aria. Nulla di tutto ciò. Il sogno si è trasformato in incubo, ma le nuvole sono passate roboanti senza scaricare quella pioggia necessaria a spazzare via la puzza di sterco di cavallo e sangue marcio.

Ciò non è nulla a confronto col peggiore degli affronti: nessuno ha reso onore al mio coraggio. La ragione di tutto questo è che ho guerreggiato una battaglia in un periodo sbagliato, in un tempo che non era il mio tempo. Eppure, avrei dovuto capirlo che oggi alla spada e alla spingarda si preferisce lo sberleffo: per questo avrei dovuto eremitare e non bardarmi da guerriero per farmi infilzare come un pollo.

Eremitare oggi è più indispensabile che mai per tutti noi che viviamo un tempo che non è il nostro tempo. Pensate solo a quando ad esempio ti siedi a tavola per pranzo e puntualmente, quasi come se lo sapesse, squilla il telefono e dall’altra parte c’è il ragazzo del call center incaricato dall’Enel che vuole convincerti a cambiare contratto, spiegandoti tutti i termini dell’ “affare,  mentre intanto la tua minestra si raffredda. Caspita, ti verrebbe da prendere un bastone anche se dall’altra parte del filo ci fosse tuo figlio!

E poi è bene eremitare dalle guerre del Terzo millennio che si combattono sulla strada quando ti imbatti in quel tale che conosci da una vita che, arricchito dio solo sa come, ti saluta sfoggiando un gran sorriso di denti cariati, ma ci tiene a esibire un orologio d’oro massiccio da fare invidia a Mario Brega.

Ma è bene, soprattutto, eremitare dai messaggi che ti arrivano su quel telefonino che – accidenti a quando lo hai comprato! – è un fiume in piena di inviti e sollecitazioni per partecipare ad iniziative di cui non te ne può fregare di meno. Come i “whatsappini”  dei compagni di liceo per la cena dei coscritti, oppure dei colleghi di lavoro che ti invitano ad una pizzata dove l’unico argomento è la nuova macchina comprata dal datore di lavoro.
Tutto ciò senza senza un filo logico di ragionamento, ma parlato per monosillabi dentro i 140 caratteri di Twitter che mettono alla dura prova il tuo equilibrio. No, meglio eremitare!

Mi chiedo se questa sia una guerra da combattere con onore o nei confronti della quale non ci sia altro da fare che ritirarsi dalla lotta, a costo di apparire un “figlio di mignotta”, come prosaicamente dice un detto popolare romanesco.

Qualcuno, però, sostiene che non sia possibile eremitare, perché tutto questo è bene venga sopportato per poter campare adeguandosi alle norme della società. E poi, mi viene ripetuto spesso, è sempre meglio delle guerre napoleoniche dove se ti andava bene tornavi senza una gamba… Ho capito, ma oggi altro che gamba rischi di perdere la testa!

No, sono sempre più convinto che eremitare sia la sola soluzione per il momento.  Magari tornerò a farmi vivo quando inventeranno la macchina del tempo, così che potrò tornare a vivere il tempo che sarà, finalmente, il mio tempo.