Eremitare come idea di libertà

Si dice, da Aristotele in poi, che l’uomo sia un animale sociale. In effetti, socializza per soddisfare le sue esigenze. Non nasce per socializzare ma impara ad essere sociale perché ne intuisce i vantaggi. Così, soddisfa i bisogni egoistici, comprendendo che senza l’aiuto dei suoi simili sarebbe in grado di fare ben poco. Addirittura sarebbe un pericolo per la sua stessa sopravvivenza.

Ascolta


Certo, la società vista con questa prospettiva impone all’uomo il sacrificio di porre gli interessi del gruppo cui appartiene al di sopra dei suoi stessi interessi, perché se ognuno perseguisse il proprio egoismo l’impalcatura sociale rischierebbe di cadere.  
Questo, però, mette in discussione l’idea di libertà assoluta, a cui l’uomo difficilmente rinuncia. Seppur inconsciamente, mette in campo tutto l’egoismo di cui è capace, schermato dalla sua innata ipocrisia.

Dunque, eremitare è un percorso di maturazione che spinge l’essere umano, dopo aver sperimentato i pro e i contro della società di cui fa parte, a rinunciarvi.
Già da bambini si corre dalla mamma a denunciare l’amichetto che gli ha fregato il pallone mirando al suo sedere per allenarsi al gioco del calcio, ma spesso la mamma tende a sdrammatizzare l’episodio e invita suo figlio a restare nel gruppo di cui il bulletto che gli ha fatto lo scherzetto è leader.
Così facendo, il bambino apprende che per partecipare e sopravvivere a quel gruppo deve rinunciare alla sua libertà: nello specifico del nostro esempio, al pallone.

Il fatto è che di pallone in pallone, nel percorso della vita sociale, il prezzo da pagare è sempre più alto. Ma fino a che punto si può accettare giungere a compromessi? Fino a che punto tollerare lo sguardo voglioso del dirimpettaio nei confronti di tua moglie quando apri la finestra solo perché ti riesce a inculcare quel senso di sicurezza e protezione come a dire “qualora avessi bisogno, correrò in vostro aiuto”? Fino a che punto puoi rimuovere dalla mente il pensiero che, nel mentre accorre in tuo aiuto, potrebbe fottersi tua moglie?
Fuor di metafora, quanto e a quali condizioni è possibile barattare la libertà con la sicurezza, rinunciare alla propria identità e specificità per la protezione del gruppo e il desiderio di appartenere a qualcosa, di far parte di una storia comune? Questioni che nell’uomo risalgono alla notte dei tempi e che oggi, dopo i secoli dei lumi, delle passioni e delle rivoluzioni, sembrano riproporsi con un’urgenza inaspettata.

Io la mia decisione l’ho presa tempo fa. Uscire dal vicolo di periferia per volare verso quella libertà a cui avevo rinunciato da piccolo per giocare in società. Ho preso questa scelta quando mi sono reso conto che sacrificare me stesso in nome di un’interesse più elevato, di un gruppo o di un’ideale non mi impediva dal continuare a prendere calci. Senza contare che non potevo più rivolgermi alla mamma perché ormai grande. A quel punto ho preso atto che il mio deretano era diventato il bersaglio preferito del campo giochi sociale e, volato fuori dalla finestra, ho iniziato a eremitare.

Certo inizialmente i dubbi mi hanno attanagliato. Chi sono io per ripensare i principi filosofici di Aristotele e – passando per Darwin – quelli psicologici di Freud? Chi sono per invertire il senso del loro pensiero e vivere il mio eremitare in solitudine?
La risposta è stata rispettosa ma decisa. Avevo deciso di farla finita con calci nel sedere e amicizie sui social. Mi sono detto che dopo tanto socializzare era giunto il momento di eremitare. Non fosse altro per inseguire un’ideale – aulico e rettamente inteso – di libertà.