• lunedì , 20 novembre 2017

Il “vizio” di nascondere la verità

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Spacciare l’illusione come fosse verità è un vizio antico dell’uomo italico, e non solo. Un po’ come lanciare il sasso e nascondere la mano – non per gioco -, ma proprio con l’idea, o peggio l’incoscienza, di fare male.

ascolta

È già da tempo che le entrate dello Stato non pareggiano le spese; nonostante questo, la classe dirigente non manca di aumentare le proprie “entrate”; si badi bene, si è detto entrate perché nel gioco dell’illusione si decurtano gli stipendi ma aumentano – rimborsi e benefit. Tra attività produttive perdute, e posti di lavoro “frantumati”, non facciamo fatica a capire la drammatica situazione in cui ci siamo cacciati.

Peraltro, una situazione che cerchiamo affannosamente di tamponare con una crescente immigrazione “spacciata” come solidarietà. Una solidarietà che quasi induce qualche organizzazione ad andare sulle spiagge libiche per portare in salvo le persone, ma le portano in salvo? Ci poniamo la domanda perché c’è una grande confusione nell’identificare gli schiavisti, o i commercianti di uomini, e non capiamo bene chi sono gli uni e gli altri.

Almeno nella Guerra di secessione americana il colore delle giacche dei soldati permetteva di distinguere il bene, le giacche blu che volevano abolire là schiavitù, e il male, le giacche grigie che lottavano perché gli schiavi rimanessero tali. Solo molto tempo dopo abbiamo capito che ognuno di loro aveva il suo tornaconto.

Un po’ lo stesso tornaconto che hanno indistintamente tutte la parti di questa tragica commedia che vede al centro del palcoscenico – la vita vera – come parte di una verità nascosta dall’illusione.

È bene ricordare però che quando si chiede l’assistenza dello Stato, – oggi sempre più Europa -, è come se i cittadini rivolgessero la richiesta di aiuto a se stessi, perché è sempre la comunità, tutti noi, che ne sopporta i costi.

L’economista francese Fréderic Bastiat, oltre un secolo fa scrisse: “É la grande finzione attraverso la quale ognuno cerca di vivere a spese degli altri”.

Insomma, oggi l’illusione ha messo radici profonde e nonostante constatiamo che la nostra vita è in continua emergenza, tutti continuiamo a chiedere senza offrire nulla in cambio. Come volessimo consegnare ai nostri figli e nipoti, l’incombenza del “funerale” della nostra contemporaneità continuando a chiedere ciò che non ci spetta.

Il risultato finale di questo processo é che invece di soddisfare le necessità della gente che ha bisogno, continuiamo a finanziare chi bisogno non ha.

Mai l’illusione fu di una così “eccezionale dimensione” finanziaria che fiorisce non soltanto per effetto della nostra stupidità, ma perché ci sono enormi interessi che la tengono in vita.

La beffa è che pur avendo scoperto l’inganno non possiamo far crollare il castello di carta delle nostre illusioni dall’oggi al domani: perché prima abbiamo bisogno di disintossicarci della nostra “vanità”.

Quando finalmente avremo davvero capito che lo Stato siamo noi, forse impareremo a non nascondere più quella verità che perseveriamo a spacciare per illusione. Soprattutto nei confronti degli esseri umani più fragili che continuiamo a mettere al centro del palcoscenico della vita per trarne profitto: come le nuove povertà di casa nostra, e i migranti di ultima generazione a cui continuiamo a vendere l’illusione che presto tutto tornerà come prima.

Accidenti, non perderemo mai il “vizio” di nascondere la verità.

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