• domenica , 19 novembre 2017

Il panico soppianta i kamikaze

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Ci chiedevamo solo quando sarebbe successo che i terroristi islamici prendessero coscienza che l’Europa non si piega alla vista al sangue; ci chiedevamo quando questi vigliacchi avrebbero capito che noi europei siamo uomini di trincea pronti a combattere; ci chiedevamo quando si sarebbero accorti che anni di benessere potevano essere messi in crisi esclusivamente dal panico, dalla paura di perdere ciò che abbiamo, di non avere il tempo di godere della nostra libertà.

ascolta

 

Ebbene, sì sono resi conto di tutto ciò, hanno cambiato strategia scommettendo sul “panico“, e nel giro di poco gli jiadisti hanno vinto. Hanno vinto nel senso che non devono più sacrificare le vite umane dei credenti integralisti musulmani, e farli esplodere per massacrare i nostri figli, o comunque non più così spesso come è accaduto fino adesso.

L’esempio lo faccio in riferimento a quanto è successo a Torino in piazza San Carlo, mentre proiettavano la partita di Champions League che si svolgeva a Cardiff, in Inghilterra. La drammatica serata torinese ha tracciato la strada ai terroristi, un percorso nuovo che indica ai jiadisti la possibilità di non farsi più esplodere in nome di Allah per punire gli infedeli. Oggi, infatti, è sufficiente gridare all’attentato in mezzo alla folla per creare il finimondo, a questo proposito ricordiamo che a Torino i feriti sono stati migliaia, e non ci sono stati morti per pura fortuna.

In buona sostanza possono assoldare i fanatici dell’Islam per fargli gridare “Allah akbar” in metropolitana piuttosto che allo stadio, e la folla terrorizzata penserà da sola a calpestare se stessa! Insomma, Torino ha insegnato loro che non è necessario usare la forza bruta per assaltare la fortezza d’Occidente, molto più efficace e devastante un falso allarme gridato in mezzo alla folla, che una bomba umana per scatenare il panico.

Per concludere la paura dell’ignoto non è mai stata percepita in maniera così esponenziale, ormai sempre più fievolmente diciamo che la nostra vita deve continuare, e che non dobbiamo permettere a questi terroristi fanatici di condizionarci la vita. Oltretutto l’idea è che ci siamo fatti privare inutilmente della libertà, peraltro lasciando che venga messa al microscopio dai “briganti” di casa nostra che la utilizzano per frugare nella nostra esistenza nei dettagli, e perfino nell’intimità.

Intanto, i jihadisti con il panico hanno soppiantato i kamikaze.

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