• domenica , 19 novembre 2017

Clementi con chi è fallito in buona fede

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Le cause che hanno portato al fallimento migliaia di attività nel nostro Paese sono molteplici, non ultima la famigerata “crisi”.

ascolta

 

Perché nel titolo abbiamo usato l’aggettivo “clemente”? lo citiamo in quanto un numero rilevantissimo di piccole aziende sono finite davanti al giudice fallimentare nonostante i loro bilanci attivi, ma senza liquidità! Vuoi per i crediti nei confronti delle amministrazioni pubbliche o di clienti insolventi che solo fino a qualche tempo prima erano stati puntualissimi nei pagamenti; vuoi perché le banche non hanno più anticipato le fatture, a loro volta, altri fornitori hanno chiesto il fallimento e, in questo crocevia infernale gli istituti di credito hanno spento i semafori lasciando nella disperazione piccoli imprenditori, operai e famiglie.

Non è nostra intenzione puntare il dito contro nessuno, ma le cose sono finite come non avrebbero dovuto. A seguito di queste penose vicende, un numero rilevante di titolari di attività familiari sono approdati alla Centrale Rischi, e quindi ora si trovano nell’impossibilità di poter ricominciare. Il sistema è crollato ed ora, – in base ai dati Istat -, un numero impressionante di famiglie vive sotto la soglia di povertà. L’aggettivo clemenza sta ad indicare che per guardare al futuro con la coscienza in ordine lo Stato non può, e non deve, dimenticare questi figli sfortunati in mezzo alla tempesta, tantomeno può pensare di risolvere il problema con il reddito di cittadinanza, o comunque lo si voglia chiamare.

Lo Stato deve essere indulgente e concedere immediata clemenza a chi è fallito in buona fede. Inoltre, lo Stato deve intervenire con la Banca d’Italia perché a sua volta cancelli dalla Centrale Rischi i nominativi dei cittadini finiti nella morsa della disperazione, anche per responsabilità di approfittatori incalliti che hanno spudoratamente approfittato della crisi non pagando più nessuno – pur avendo i fondi per farlo. Insomma, una gran confusione dove, si sa, chi ne subisce le conseguenze sono proprio i cittadini perbene che hanno sempre cercato di salvare i loro collaboratori finendo poi, essi stessi, in mezzo alla strada: inseguiti dalla burocrazia, dalle tasse, dalle banche, dai fornitori e dagli ufficiali giudiziari.

Crediamo che per queste persone ci sia una urgente necessità di clemenza, solo così possiamo fare pace con ieri per guardare a domani.

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