• mercoledì , 13 dicembre 2017

Le feste con le luci del freddo

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Accovacciato nell’androne laterale della chiesa come ogni giorno, ma non c’e mai un vero giorno né tantomeno una notte diversa dalle altre per lui, Pietro, lo stesso nome di tanti altri che vivono per strada.

In città é arrivato il freddo, ma il tempo per un senza tetto non ha stagioni, non ha abiti diversi da indossare, sono gli stessi ma più sporchi e strappati, che diventano semplici stracci per coprirsi, per non essere mai nudi verso se stessi.

Una figura minuta, con la barba mai più tagliata da quella volta che doveva andare a salutare per l’ultima volta sua madre. E da allora che non sa dove andare e gira per la città, ma ha scelto il suo rione che non riesce più ad abbandonare.

Qui mi trovo bene, vedo le stesse persone che al mattino entrano in chiesa, che mi passano accanto e mi salutano, le riconosco tutte e quando arriva qualcuno di nuovo, so subito se sarà un mio nuovo amico. A volte si fermano a parlare con me, mi chiedono come sto e se ho bisogno, qualcuno mi stringe la mano e mette nella mia qualche soldo, altri mi guardano e basta, ma io so che non é per pena.

Ma le giornate sono lunghe, oggi piove ad esempio, sei tutto fradicio…

In questo angolo non arriva la pioggia, domani all’altra chiesa, quella lá in fondo, distribuiscono nuove coperte e ne chiederò una nuova. Avrò così una notte migliore. Vedo che tra poco, non so quando, arriveranno le feste con luci del freddo, e a Natale posso trovare anche una mensa per mangiare, anche per più giorni.

Le feste con le luci del freddo?

Si perché quando arrivano, si accendono le luci solo per strada e sono come me, infreddolite dentro.  Non riscaldano come quelle che vedi dentro alle case.

Vorresti tornare a casa?

Io non faccio male a nessuno, non chiedo nulla, ho tanti amici che parlano con me, anche tu sei una mia amica, non ti vergogni di fermarti, come altri che non sento quello che mi dicono. Adesso mi ascolto la messa, qui l’organo si sente meglio e mi piace molto, non sai quanto mi rende felice, rivedo mia mamma.

Mi riparo negli antri notturni, | non rammento i miracoli austeri. | All’alba le azzurre chimere | si specchiano in vividi cieli. Alexandr Alexandrovič

 

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