• domenica , 25 febbraio 2018

Lacrime

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Viviamo sempre più in una società dove l’uomo piange solo per rabbia, per non essere riuscito ad ottenere il successo o per aver perso una scommessa, e spesso senza un comportamento di umiltà nei confronti dei sentimenti veri.

Ma le lacrime sono molto più che uno sfogo del dolore, perché possono sgorgare anche in presenza di bellezza, in momenti di grande gioia, o quando siamo improvvisamente liberati da un affanno.

In queste circostanze, che possono sembrare irragionevoli e fuori luogo, tendiamo a nascondere – le lacrime – perché ci non ci fanno sentire infallibili, ma tali reazioni inattese sono invece l’espressione  di bisogni e di segreti più potenti e nascosti dal nostro cuore. Perciò le lacrime di cui non sappiamo spiegare la ragione possono essere un mezzo per rivelarci a noi stessi, per conquistare una saggezza personale e una felicità più profonda, più vera.

Ecco che sfogliare un vecchio album di fotografie, magari di quando eravamo giovani e poveri dove ci stringevamo con le persone amate e gli amici, pieni di timori e di speranze, ora forse, riscopriamo quel giusto pianto non solo perché è passata una parte della vita e della giovinezza, ma perchè ci aiuta capire che nel nostro intimo nessuno vive con l’intensità e con il calore che ci metterebbe se ci rendessimo conto di quanto sono brevi i nostri anni di vita è come nessun passato può tornare.

Rendersi conto di questo forse significa rendersi conto che questa può essere un’alta forma di saggezza. Le lacrime irragionevoli della nostalgia possono insegnarci questa verità, se le usiamo come stimolo alla riflessione.

Ma l’uomo è fragile cosa, cerchiamo di vivere con la comprensione l’uno verso l’altro. Ma il più delle volte, abbiamo paura del nostro impulso di pietà, ci raschiamo la gola per darci un contegno e ridiamo di quello che chiamiamo “sentimentalismo”. Soltanto quando le lacrime sgorgano nostro malgrado ci rendiamo conto del bisogno che abbiamo di sentirsi in pace con noi stessi.

Visioni interiori di momenti sfumati, di errori mai ammessi, di non aver ceduto al sentimento del cuore, ci aspettano dietro le lacrime che misteriosamente ci colgono di sorpresa nei momenti più impensati.

Perchè le lacrime? Perché non semplici sorrisi di piacere e di ammirazione?

L’ira, la paura è la scossa di un dolore improvviso portano mutamenti fisici nel nostro corpo. La digestione si arresta, cresce la pressione nelle vene, il cuore batte più rapido e la pelle diventa fredda. Trattenere le emozioni irrigidisce il corpo che si fa teso e rigido; altrettanto avviene della personalità.

Le lacrime non indicano un crollo di noi stessi, ma un momento di passaggio verso il calore e la speranza.

Un tempo i filosofi pensavano che le nostre emozioni ostacolassero la capacità di pensare, e che bisognava sopprimere le emozioni per poter raggiungere la capacità di capire. La scienza oggi, ritiene che la repressione dei sentimenti possa recare più danno di qualunque altra cosa alla capacità di pensare con chiarezza.

Dunque c’è una vera saggezza nelle lacrime: lacrime di dolore, di ricordo, di compassione, di godimento estetico, in quelle che sgorgano dalla visione del sublime o quando siamo sopraffatti dalla gioia.

Le lacrime esprimono sempre bisogni la cui origine è nel profondo: il bisogno di amare e essere amati, il bisogno di rifarsi dall’odio e dell’ira, il bisogno di liberarci dagli affanni e dalle tensioni.

Quando permettiamo a noi stessi di piangere invece di reprimere questo impulso per sembrare più virili, ci riconquistiamo una speranza. È la saggezza; perché nello stato del sollievo, i nostri pensieri si svolgono liberamente e ci rivelano una perspicacia è una capacità che non avremmo mai creduto di raggiungere.

Vi è sempre un pianto che ci può far ricredere che nulla è perso.

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