Le farfalle di Antilia


Nulla è più soave di un volo di farfalla, rincorre l’aria e si posa su ogni petalo che usa per giaciglio. I petali ne subiscono la metamorfosi come a diventare anche loro pennellate simili a sciami di farfalle. Il fruscio delle ali compone la musica più raffinata, e nel contempo cicale e grilli battono il ritmo sul sottofondo. Poi, Improvvisamente, giunge il silenzio, sono le farfalle di Antilia che trasformano questo momento in un luogo d’incanto.

Ovunque ci siano piante in fiore, grosse farfalle colorate di nero e arancione, mettono a disposizione la loro bellezza per l’intera l’estate in tutti i giardini. Il nome di questa farfalla è “Monarca”, questo particolare tipo di lepidottero -, nativa d’America -, nel 1989 è stata nominata “insetto nazionale” degli Stati Uniti. Di notte si aggrappano alle foglie delle piante per riposare…che si chinano per il loro peso. Il loro battere d’ali le accompagna per migliaia di chilometri, da nord a sud, per fuggire ai rigori dell’inverno. Infatti, verso la fine di settembre, traversano da parte a parte il continente nordamericano, alcune perfino si spingono dal Canada fino al Messico meridionale percorrendo una distanza di oltre tremila chilometri. Viaggiano ad una media di 18 chilometri l’ora e si mantengono quasi costantemente a quattro metri dal suolo. Superano i Grandi Laghi, invadono le valli serpeggianti delle Montagne Rocciose e traversano deserti infuocati. Affrontano venti e bufere volando come piume nel cielo e, al termine del loro viaggio, si raccolgono in sciami…quasi fossero in preghiera.

Un anno dopo l’altro ritrovano e riconoscono gli stessi alberi, sicure di essere protette dai venti dominanti. Ma nei giorni miti e soleggiati svolazzano nei giardini per cibarsi di nettare dei fiori per poi tornare nei loro alberi. Le farfalle monarche hanno vita breve -, come qualsiasi altra farfalla -, e nessuna di loro potrebbe vivere tanto da poter fare il viaggio di andata e ritorno due volte. Ma come è possibile che questi sciami privi di guida possano orientarsi su così grandi distanze? Per capire il loro viaggio uno studioso canadese, nel 1938, cominciò a contrassegnare questi lepidotteri con dei talloncini di carta che incollava alle loro ali, ma non fu sufficiente. Fu così che pensò di piegare il pezzettino di carta per stamparvi un numero subito sopra l’orlo dell’ala, in modo tale che non ne venisse turbato l’assetto di volo. In questo modo la prima monarca – numerata – partita da Toronto, arrivò molte settimane più tardi in Virginia…percorrendo una distanza di 800 chilometri.

Le Monarche, raggiungono la massima abbondanza nell’autunno, ma soltanto l’ultima generazione, quella nata nell’estate, migra ancora felice per una stagione. In primavera, le farfalle sopravvissute, invece, affrontano nuovamente i rischi di un lungo viaggio verso nord…con le ali logore e sbiadite, fanno il volo di ritorno in un numero talmente ridotto da passare quasi inosservate. Di rado si fermano nei giardini, perché le uova che maturano nel loro addome le stimolano a proseguire. Le monarche depongono le loro uova -, dalla forma sfaccettata come diamanti -, su un’erba molto particolare dove si cibano i loro bruchi.

Dopo due settimane il bruco si chiude in una pupa verde screziata d’oro, e ancora dopo altre due settimane, come d’incanto, escono le farfalle. La loro bellezza è stata esaltata da poeti, compositori ed ha ispirato artisti di ogni epoca. Farfalle sui tavoli rinascimentali e anche sulle tavolozze dei pittori del neo impressionismo. Perfino gli scrittori hanno narrato la loro immagine. E come per magia, le loro ali rimangono impresse nelle pagine di un mio libro, immortalate per ricordare il loro viaggio libero e ricco di speranza. Le farfalle…continuano a volare in solitudine.

Tra foglie di aceri, leggere ali coprono un fragile corpo che cerca riposo, e in una notte con la luna piena…la voce di Zefiro accompagna nel sogno le farfalle nate da un diamante.

Antilia e Zefiro

Le farfalle di Antilia | Marika Lion e Angelo Santoro