Voglia di condottiero

Il gladiatore Spartaco, lui stesso schiavo, viene osannato da altri schiavi che aveva sollevato dal peso della disperazione contro i patrizi schiavisti. In un altro tempo, Giovanna D’Arco, che non sapeva neanche scrivere, divenne il simbolo di quei francesi soggiogati dal potere temporale della Chiesa che si arrogava il diritto di esprimere la volontà di Dio, il quale ovviamente dava ai prelati i privilegi più assoluti.

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Ancora in Francia, questa volta a Parigi, la rabbia partorisce quegli eroi dei giacobini che assaltano la Bastiglia. La rivoluzione d’Ottobre stermina gli Zar e acclama l’ascesa di Lenin, icona eroica della rivoluzione e del riscatto degli oppressi. Qualche decennio dopo l’imbroglio sabauda nei confronti del Regno delle due Sicilie, l’Italia inneggia a Mussolini e lo chiama a capo supremo del Paese, con le conseguenze che conosciamo.

Dopo l’esempio dei drammatici eventi di Hiroshima e Nagasaki, pareva che l’Europa avesse sopito la follia di quei guerrafondai sempre desiderosi di espandere imperialisticamente la propria nazione.
Invece, sotto le ceneri dei conflitti centenari, che ormai sembrano essere relegati ai libri di storia, ecco ripresentarsi il forte desiderio di nuovi condottieri, bramosi di ricchezza e potere. Non ci si è resi conto, però, che il mondo della rete avrebbe partorito non certo eroi, ma fanatici comandanti alla Schettino, capaci di affondare ogni cosa subito dopo averne preso il timone.

Dal dopoguerra a oggi sembra siano trascorsi tempi biblici, mentre sono passati solo poco più di settant’anni dalla fine di quella immane tragedia.
Eppure, nonostante i Mussolini e gli Hitler generati dal vecchio Continente, annunci di Paesi in cerca dell’uomo forte ce ne sono stati e ce ne continuano ad essere. Basti pensare ai colonnelli in Grecia o al generalissimo Franco sopravvissuto in Spagna alla guerra e persino al ’68. Mentre in Francia, con De Gaulle, i francesi sembravano aver ritrovato i vecchi fasti di corte del Re Sole e si dovette aspettare le barricate del maggio per riassaporare quell’89 antico (che poi, a ben vedere, è il rovescio del ’68).

Allo stato delle cose, non sappiamo quanto oggi la “capitana” della Sea-Watch rappresenti l’eroina dei disperati, o piuttosto a essere acclamato eroe condottiero sia quell’altro “capitano”. Fatto è che di una novella Giovanna D’Arco o di un Robin Hood si sente dappertutto sempre più forte il desiderio.
Vuoi perché ai banchieri è stato permesso di derubare e bastonare a sangue i risparmi dei lavoratori, vuoi perché serpeggia una grande sfiducia nella classe dirigente dello Stato, l’italiano invoca dappertutto un condottiero che lo salvi da qualche minaccia, sia essa identificata con l’Europa della dittatura dei mercati e dello spread, con i migranti o con il fascismo di ritorno dei sovranismi.

Il buffo è che tutt’ e due i fronti, chi per un verso e chi per l’altro, sono dalla parte dei disperati, tenuti sotto scacco dai satrapi della finanza globale. Due fronti opposti che si fronteggiano per allietare un po’ i momenti di noia dei dittatori delle multinazionali che tengono sotto scacco il mondo. E, dalle loro poltrone in pelle umana di immigrato o disoccupato, si godono lo show di chi dà della radical chic ricca e serva di Soros a una semplice ragazza idealista e per tutta risposta riceve del “fascista”.

E quante crasse risate si fanno da quelle poltrone mentre sgranocchiano pop corn e caviale e brindano con champagne a un impero – quello della finanza e del capitalismo – che anche per questo secolo sembra sia destinato a perpetuare. La rivoluzione dei disperati, anche per questo XXI secolo, può aspettare…basta continuare a metterli gli uni contro gli altri.