Viaggio attraverso pensieri sconnessi


Difficile decidere se bisogna trattare la fecondità come un elemento individuale oppure come una dimensione collettiva. È certo che ciò che sta in mezzo, o meglio ciò che connette ambedue è l’incertezza. L’incertezza, in quanto rappresentativa della fecondità, deriva dal desiderio di differenziarsi come un essere pensante: elemento tipico degli adolescenti e dei filosofi.

In uno spazio dove tutto tramonta velocemente (in fondo questo è il significato della parola Occidente), siamo condannati alla ripetitività compulsiva e divorati dall’ansia per conservare quel poco di anima che ci rimane.

In questo contesto essere fecondi significa voler mettere una persona davanti ai principi proposti dalla società, che poi sono gli insegnamenti più tonanti che Papa Francesco ci ha fornito: parole che fungono da sciabola contro la paura e l’individualismo egocentrico.


La personalità di Sua Santità ci sta insegnando un nuovo amore. È poiché amare è un sentimento e i sentimenti si apprendono, ci vorrebbero tanti Francesco per riappropriarci di quella nobiltà d’animo che è parte di ogni uomo. Certo, la cultura potrebbe essere un’alternativa, come leggere Dostoevskij e fecondare l’amore smarrito per ritrovare quella particolare felicità – così intensa – come fosse la massima espressione di noi.

Se in questo senso un uomo si sente realizzato attraverso la procreazione, lo deve fare perché cosa c’è di più benevolo di un figlio: non è forse il bene più importante? E poi, non è Platone che diceva: amare significa non possedere quello che siamo e quindi si cerca? Nulla ci rassicura per sempre.

Sono diversi i credo del potere che ci vogliono privi di desideri e senza pensiero autonomo. E persino uccidono le nostre certezze impedendo di produrre un vero cambiamento. Ed è a quel punto che la stessa esistenza diventa un privilegio. La natura si nutre dei corpi e di conseguenza la procreazione favorisce la rigenerazione della vita. Nel pensiero greco la donna che procrea affronta la gravidanza per amore della specie, perché il noi viene sempre prima dell’io.

Questo viaggio ha attraversato i pensieri sconnessi dell’esistenza e mi ha dato la possibilità di riflettere sul miracolo della vita.

Lolita Gulimanoska

Psicologa e Psicoterapeuta ad orientamento Sistemico-Redazionale. Professore presso la Facoltà di Medicina e Psicologia, La Sapienza Università di Roma.

Immagine: opera di Dima Dmetriev