Uomini forti che calpestano i più deboli

 

Nel film “Polvere di stelle” i personaggi Mimmo Adami (Alberto Sordi) e Dea Dani (Monica Vitti) sono marito e moglie. Mimmo è capocomico e Dea soubrette. Insieme dirigono la Compagnia grandi spettacoli Dani Adami e tentano di sbarcare il lunario nella Roma occupata.
La compagnia, ormai disperata, accetta l’unica offerta lavorativa disponibile: allestire una tournée in Abruzzo, regione funestata da bombardamenti che hanno luogo proprio il giorno in cui Mimmo accetta la scrittura. Dopo aver patito una fame nera e attraversato peripezie di ogni genere, finiscono con l’esibirsi su una nave alleata, cantando allegramente il ritornello del testo della canzone dell’attore protagonista, ricco di allusioni “Ma ‘ndo vai se la banana non ce l’hai?”.

Le allusioni a cui fa riferimento il brano musicale certo non vi sfuggiranno. Da allora la situazione in Italia è cambiata e, con la liberazione, l’uso della banana l’abbiamo ritrovato un po’ tutti, al punto che nell’immediato dopoguerra le famiglie sono cresciute, complice il benessere diffuso, mettendo al mondo tanti bambini. Di banana in banana poi è successo che è stato fuorviato l’indirizzo che madre natura ci ha fornito. Ecco, quindi, arrivare l’aiutino delle pillole blu, finalizzate a superare persino i limiti psicofisici. E’ l’emblema del travisamento dell’uso della banana, dal piacere edonista al consumismo fino all’imperativo del “fottere”. Fottere è diventato un’ossessione per la nostra società consumista ed egoista. È successo che è sparito il copulare classico, per giungere a fotterci l’un l’altro, tentare persino di fottere anche l’amico più caro!

Sarà un po’ per la crisi, per la mancanza di lavoro, per i furbi che crescono come i funghi o per l’antico vizio italico, fatto sta che non abbiamo mai camminato tanto come oggi, “muro muro” per proteggere il deretano e limitare il pericolo di essere fottuti: d’altronde è un’attimo che appena ti giri… subito scivoli su una banana.

Poi ci mancavano gli esempi dissennati di una politica gattopardesca che, guardando sempre al partito vicino, spesso si innamora di un prato che trova sempre più verde del suo. Tra invidia e rabbia, come ti volti, anche i politici ti “bananano” di brutto. Pensate alle vicende bancarie, la commedia andata in scena negli ultimi due anni: non penserete mica che i banchieri hanno recitato la parte di chi fotte senza una regia?!

Come finiva il film di Sordi? Ah, già… ci fa capire come la banana dei teatranti all’epoca fosse anche un modo di pettinarsi, un gioco, un divertimento per gli attori della Compagnia grandi spettacoli Dani Adami. Finalmente una sera, i teatranti ottengono un invito a cena da don Ciccio Caracioni, il proprietario del teatro che aveva già messo gli occhi sulle ballerine. Dopo la cena, mentre don Ciccio dorme ubriaco, i ragazzi della compagnia fanno razzia della sua dispensa, riuscendo a fuggire proprio nel corso di un bombardamento. E lasciano un biglietto con scritto “chi di banana ferisce, di banana perisce”! Che sia da monito per i tanti furbetti in circolazione, che siano del “quartierino”, della finanza, della politica o dei tanti padroncini arricchiti, sempre pronti a chinarsi a uomini forti al comando e a fottere i più deboli.