Un mondo sempre più superficiale

 
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La mia è solo un’osservazione della quotidianità degli italiani; ma per favore nessuno mi parli delle eccezioni, perché so bene che è grazie alle eccellenze in ogni campo che possiamo permetterci di vivere quell’edonismo superficiale fatto di chat, messaggini e quant’altro mentre svolgiamo qualunque altra attività.

Quando si parla di “stare sul divano” mi rendo conto che si evoca un’immagine caricaturale della realtà, perché la maggior parte delle persone sfornano una quantità di stupidità tale che non ci sono comodi divani per tutti. Ecco, allora, che vedi l’uomo eretto, accovacciato, seduto, drammaticamente alla guida, in bagno oppure mentre è al lavoro che chatta, scrive e posta la foto degli addominali a tartaruga. 

Non ci sono distinzioni di classi o ruoli, perché lo fa il medico, mentre davanti ha un paziente steso sul lettino in attesa, ed il macellaio che dietro al banco ha l’ottuagenaria cliente che aspetta pazientemente la carne da brodo. No, non giocano a scacchi in una partita virtuale con il collega di Hong Kong, ma cazzeggiano con altri cazzeggiatori come loro che vivono la stessa stupidità, ma la esercitano come fosse una passione travolgente. Si tratta di quello che gli psichiatri definiscono “la perdita di se stessi, l’inaridimento psicologico della persona”. Aggiungerei, io: l’esaltazione della superficialità. 

D’altronde, non si spiegherebbe come mai oggi abbiamo ridotto così tanto il volume dell’intelligenza e ci limitiamo ad  accontentarci di essere governati con i tweet, centoquaranta caratteri che a malapena trovano spazio nell’attenzione tra i vari gruppi di Facebook di cui facciamo parte come i vecchi compagni di liceo ritrovati, i reduci di guerra che combattevano col nonno, i colleghi di lavoro e il gruppo del mare con cui ci siamo fatti gran risate. Poi, se non hai WhatsApp non sei preso neanche in considerazione.

Ma chi caspita legge più il preistorico SMS col quale chiedi aiuto perché magari hai avuto un incidente?! Fai prima a trascinarti per qualche kilometro con la gamba frantumata in cerca di un pronto soccorso, unico modo per salvarti l’arto. 

Vivere la superficialità è un po’ come risiedere stabilmente in una fumeria d’oppio, dove sono tutti rimbecilliti.

Il mondo è così, inutile ribellarsi e andare controcorrente. Del resto, sono un democratico fino al midollo e in democrazia vince sempre la maggioranza, anche quando è fatta di imbecilli. Se vogliamo cambiare le cose dobbiamo piuttosto vestirci di tutto punto, armarsi, impegnarsi e sporcarsi le mani come l’esercito della salvezza. Critica, retorica e polemica sono anche giuste, ma rimangono uno sterile allenamento di parole.