Tra parlare a vanvera e il silenzio, meglio il silenzio



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I social hanno amplificato a dismisura le chiacchiere che le persone fanno, senza sapere di ciò di cui parlano, o peggio affidandosi al sentito dire di un amico che, a sua volta, aveva origliato a fatica frammenti di un discorso, intuito dal labiale perché troppo lontano per capire.

Il bisogno di dare fiato alla voce a volte è così impellente da sembrare malati di prostata o bambini che scappano in bagno per svuotarsi di parole vuote.

Parlare a vanvera è diventato lo sfogo di quanti, privati della possibilità di cianciare perché insopportabili ai conoscenti, hanno pensato bene di tediare la luna ascoltando la propria voce incisa sul telefonino con il desiderio irrefrenabile di comunicare, attraverso la loro viva voce, quanto hanno mangiato bene in quel ristorante noto o di una vacanza idiota.

Sono quelle persone che, pur di chiacchierare, sfidano il prete sull’argomento della pedofilia e l’architetto su come va costruito un ponte, incalzandolo sul recente disastro di Genova, solo perché hanno curiosato su internet e discusso su Facebook presentandosi come amici di altri amici… manco li mandasse Picone.

Insomma, parlare senza riflettere è diventata una caratteristica di quanti, costretti al silenzio da una famiglia severa e a lavorare a testa bassa, hanno trovato nei social e nel telefonino quella mirabilia che ha sciolto la loro lingua fino a farne un uso improprio.
Si badi bene: il riferimento non è rivolto ad una particolare categoria di persone, ma a tutte quelle donne, uomini e ragazzini che, indipendentemente dalla loro cultura, età o professione parlano a vanvera e sproloquiano solo perché le conoscenze acquisite in rete asseriscono verità fantascientifiche.

Non è un caso che sempre di più gli uomini di buon senso tacciono o parlano di argomenti che conoscono solo se interpellati. Per il resto del tempo eremitano dai loro simili che aprono la bocca a vanvera, dimenticando la compostezza del silenzio.
La rete però non è solo il luogo dove ci si confronta senza stare attenti a quanto si dice, ma anche un pericoloso luogo di millantatori che si promuovono per ciò che non sono: compongono spartiti con musica che non hanno scritto facendo un copia e incolla di musiche diverse con l’aggiunta di penose note personali.

Non so quando, ma passata questa sbornia, di improvviso protagonismo represso, forse sapremo cogliere la vera importanza della rete senza parlare a vanvera.