Togliere la pensione a chi ha lavorato meno di vent’anni



Prima di iniziare a leggere si consiglia di avviare l’audio voce in mp3 - inserito qui sotto - che vi accompagnerà nella lettura.



Sono anni che, puntualmente, ogni governo che si sussegue, alla prima finanziaria, accende i riflettori sul sistema pensionistico del Paese e mette in ansia non giá chi la pensione se l’è pagata, ma quanti, per grazia di leggi scellerate, non hanno mai lavorato, o quasi.

Tutti, indistintamente, girano intorno al problema partendo da un punto fermo: i diritti acquisiti non si toccano! Allora una volta parlano dei vitalizi facendo grandi feste di piazza quando una parte del Parlamento ghigliottina i politici che godono di benefici, un’altra volta ci contagiano la gioia di una vita allungata e spostano l’orologio della agognata pensione in avanti, e via discorrendo.

Chi è intervenuto pesantemente sul sistema pensionistico italiano è stato il governo Monti per tramite della sua ministra del lavoro Elsa Fornero: in quel caso i diritti acquisiti non sono valsi un cazzo, ma tant’è… mica si trattava di un governo politico: cosa vuoi gliene importava al già senatore a vita Mario Monti e compagnia del confronto elettorale? Loro erano tecnici e si sa: i tecnici vengono chiamati quando c’è qualcosa da aggiustare… e spesso fanno il lavoro sporco.

Ecco, quindi, che i tecnici chiamati a soddisfare quel mostro rigorista dell’Europa, nel mettere mano a pensioni e mercato del lavoro, hanno provocato un disastroso effetto collaterale: quello degli esodati, tutta gente che la pensione se l’era sudata davvero.

Dunque, volere è potere se c’è da approvare una legge in quattro e quattr’otto, come è sempre successo: l’ultima in ordine di tempo fatta in poche ore è stata il “Decreto Salva Banche” realizzata in un baleno.
Se vogliamo rivisitare a cascata l’intero sistema pensionistico italiano dobbiamo partire dal VULNUS dell’ingiustizia. Dunque togliere con un tratto di penna la pensione a tutti coloro che l’hanno maturata dopo aver lavorato solo 16 anni. Oltretutto, molti di loro hanno potuto detrarre il periodo universitario e quindi, in buona sostanza, hanno lavorato poco più di dieci anni.  

Questa è la situazione da cui partire, senza porsi troppi problemi per persone che sono andate in pensione ancora con la peluria in faccia perché la barba non gli era ancora cresciuta. Poi, successivamente, passare a rivisitare le superpensioni e i vitalizi sbandierati come esempio di giustizia giacobina!

Ovviamente non verrà chiesto di rimborsare alcunché ai miracolati, perché siccome avevano usufruito di un sistema previsto dalla legge, non sarebbe giusto approvarne un’altra per togliergli la casa. E cosa ne sarà di loro? Beh, per il futuro si dovranno arrangiare. Arrangiare come le centinaia di migliaia di giovani precari, i 5milioni di poveri, tutte le persone che hanno un lavoro saltuario guadagnando poche centinaia di euro al mese. Nei call center? Anche! Così come i ragazzi che fanno le consegne in bicicletta a due euro l’ora lorde e così via.
Insomma, la lista da declamare è lunga come l’omelia del prete quando legge i nomi delle vittime di un disastro.

Cosa volete che sia, si arrangeranno anche i miracolati delle pensioni baby, ma con una differenza: tanti di loro hanno mangiato, senza aver quasi mai lavorato, per anni sulle spalle della collettività. Non so cosa pensa il governo della provocazione, ma almeno la professoressa Fornero, con la sua franchezza, potrebbe intervenire sull’argomento e parlare a quella generazione che, così come stanno le cose, non ci andrà mai in pensione; toglierla a chi ha lavorato meno di vent’anni, è l’unica cosa seria che possiamo fare per i nostri ragazzi.. altro che il reddito di cittadinanza e la riduzione delle tasse ai disoccupati!